Lite con mazze e cacciaviti Scatta il tentato omicidio

Casalbordino, in due a processo per l’aggressione ai rivali sul lungomare Uno dei feriti è vivo per miracolo: riportò ferite con 30 giorni di prognosi
CASALBORDINO. L’obiettivo era dare una dura lezione ai rivali. In quattro aggredirono due connazionali colpendoli con cacciavite e spranghe di ferro. Il brutale pestaggio avrebbe potuto trasformarsi in omicidio. Solo per miracolo uno dei fendenti non raggiunse gli organi interni di uno degli aggrediti. Due dei protagonisti della spedizione punitiva, T.B., 46 anni e Y.N., 42, albanesi, sono accusati di concorso in tentato omicidio, lesioni aggravate e porto abusivo di armi atte ad offendere. Compariranno martedì davanti ai giudici del tribunale di Vasto.
I due vennero arrestati dai carabinieri di Casalbordino il 22 luglio 2013. Con loro c’erano due ragazzi di 17 anni, uno albanese e uno italiano. Il fascicolo su di loro fu trasmesso alla Procura dei minori del tribunale dell’Aquila. Le vittime erano anche loro albanesi. Gli arrestati all’epoca fecero una controquerela dichiarando di essere stati aggrediti e di essersi semplicemente difesi.
«La controquerela è stata archiviata e i giudici hanno riconosciuto che le vittime sono i miei clienti, due fratelli anche loro albanesi, uno dei quali è vivo per miracolo», spiega l’avvocato Fiorenzo Cieri che martedi assisterà le parti lese. I due imputati saranno difesi dall’avvocato Daniele Antonelli. La vicenda si verificò di notte alla Marina. Stando alla ricostruzione dei carabinieri, B.T. e Y.N., armati di cacciavite e spranghe di ferro, insieme ai due ragazzi di 17 anni, raggiunsero e affrontarono in malo modo i due connazionali. I sei uomini iniziarono a discutere per problemi familiari. I residenti li sentirono urlare. In breve dagli insulti il quartetto passò alle mani. T.B. e Y.N., insieme ai due diciassettenni, colpirono i rivali con grosse spranghe di ferro. Poi spuntò fuori un lungo cacciavite. Uno dei quattro vibrò un fendente con il cacciavite contro il corpo del rivale. Il ferito si accasciò a terra. Alcuni testimoni, terrorizzati, chiamarono il 112. Il fratello del ferito lo caricò in auto e raggiunse l’ospedale di Vasto. Il ferito riportò una prognosi di 30 giorni. I 4 picchiatori si allontanarono dal luogo dell’aggressione. Non immaginavano che i carabinieri li avrebbero rintracciati dopo qualche ora e arrestati.
Gli arrestati hanno sempre negato le accuse parlando di legittima difesa. Le armi trovate nelle loro case sarebbero state sottratte all’uomo finito al pronto soccorso con il fratello per evitare ai rivali di fare sciocchezze.(p.c.)
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