Lite per le bottiglie di pomodoro Condannata un’intera famiglia

La discussione tra vicini di casa degenerata dopo il fuoco acceso per preparare le conserve La vittima finita all’ospedale per una coltellata a un braccio. Nei guai padre, madre e due figli
VILLAMAGNA . Un’intera famiglia è stata condannata per una lite scoppiata tra vicini di casa durante la preparazione delle bottiglie di pomodoro e sfociata in un’aggressione, con tanto di accoltellamento. Il giudice del tribunale di Chieti, Chiara Di Gerio, ha inflitto un anno e tre mesi di reclusione a Stefano Martelli, 49 anni, un anno e un mese al padre Otello (76), nove mesi alla sorella Paola Raffaella (37) e otto mesi alla madre Maria Concetta Angelucci (73), tutti accusati di lesioni personali. La sentenza è arrivata a distanza di sette anni dai fatti avvenuti a Villamagna. Già in secondo grado, dunque, la prescrizione farà scendere definitivamente il sipario sulla vicenda.
Stefano Martelli dovrà risarcire (danni da quantificare in separata sede) Mario Pajaj, albanese di 31 anni, che si è costituito parte civile: alla vittima è stata riconosciuta una provvisionale di 3mila euro. L’accusa è stata rappresentata dal pm d’aula Natascia Troiano. Ad occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti.
Quel giorno di settembre del 2013, Pajaj era andato a pranzo a casa di una famiglia di connazionali, i Liko. All’improvviso è nata una discussione perché, in base a quanto emerso, i vicini avevano acceso il fuoco per preparare la passata di pomodoro troppo vicino a un muro che era stato ritinteggiato da poco tempo. La situazione è degenerata nel giro di qualche minuto, sfociando – secondo quanto accertato dai carabinieri – in una vera e propria aggressione.
Ad avere la peggio, come ricostruito dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca nel capo d’imputazione, è stato Pajaj. L’albanese è stato «scaraventato a terra» da Stefano Martelli che lo ha poi colpito «con un coltello per uso domestico al braccio sinistro». Il ferito è finito in ospedale con «un’importante emorragia», giudicata guaribile in 24 giorni dai medici del pronto soccorso.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Antonio De Marco e Carola D’Alessandro, sostengono di non aver aggredito nessuno, ma di essersi solo difesi.
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