Lite su Berlusconi e genitori gay: nuova spaccatura in maggioranza

Salta il consiglio comunale: in assemblea si presentano solo la minoranza e Di Roberto (gruppo misto) Il centrosinistra non vuole dedicare la sala al Cavaliere, polo civico contro le registrazioni anagrafiche
CHIETI. Minoranza presente, maggioranza assente, con la sola eccezione del presidente del consiglio comunale Luigi Febo e della consigliera del gruppo misto Barbara Di Roberto. E così salta la doppia seduta di consiglio comunale che ieri pomeriggio avrebbe dovuto trattare due provvedimenti che hanno acceso uno scontro interno su coppie gay e intitolazione di una sala a Silvio Berlusconi: l’area di centrosinistra non intende intitolare alcunché al Cavaliere, l’area civica non vuole dare il via libera alle registrazioni anagrafiche per famiglie omogenitoriali.
SALTA TUTTO
E così salta tutto: sia il primo consiglio comunale delle 16 sia la seconda seduta che avrebbe dovuto trattare anche l’ordine del giorno di Di Roberto sull’intitolazione di una sala del Comune alla prima donna presidente della Camera Nilde Iotti. A dura prova gli equilibri interni della coalizione del sindaco Diego Ferrara, come non manca di sottolineare la minoranza che parla di «coalizione Arlecchino», per mutuare una definizione del capogruppo di Forza Chieti Maurizio Costa. Per Di Roberto, invece, «più che di Arlecchino, è meglio parlare di Pulcinella. O ancora meglio del teatro dell’assurdo. Poi non sorprendiamoci se i cittadini ridono di noi, e soprattutto se il centrosinistra perde la fiducia non solo del proprio elettorato ma del Paese».
LA LITE ANCHE SU FACEBOOk
A presentare la mozione per il riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso sono stati i consiglieri Paride Paci (Pd) ed Edoardo Raimondi (Liberi a sinistra). Anche loro, però, non si sono presentati in aula. Entrambi hanno detto che si è trattata di una decisione «condivisa con tutta la maggioranza», meno Di Roberto evidentemente, e sono stati netti sull’ordine del giorno presentato dal polo civico: «Non voterò mai nulla che riguarda Silvio Berlusconi», ha detto Paci, mentre Raimondi ha annunciato il voto contrario. Il centrosinistra spera in un ritiro della mozione, stessa speranza del polo civico: «Abbiamo disertato convintamente la seduta», dice il leader del raggruppamento Paolo De Cesare, «c’è una circolare del ministero che dà lo stop alla registrazione dei figli nati da coppie omogenitoriali. Ora vedremo se questa mozione verrà ripresentata. Se il centrosinistra resterà sordo alle nostre sensibilità, trarremo le dovute conseguenze». Una frase che sa di ultimatum. E che i nervi fossero più che tesi lo si era capito anche dalla lite scoppiata già su Facebook. Sul profilo del capogruppo di Chieti C’è Vincenzo Ginefra, all’annuncio della mozione, la consigliera della Sinistra con Diego Alberta Giannini si era espressa così: «Questo ordine del giorno, se non verrà ritirato dai promotori, passerà solo grazie al voto dell’opposizione. Che si sappia: mi rifiuto di votarlo così come tutto il centrosinistra. Inoltre considero questo post una inutile e infantile provocazione». A dare man forte a Ginefra era poi arrivata anche la capogruppo di Chi ama Chieti Silvia Di Pasquale.
L’OPPOSIZIONE
«Maggioranza disunita e litigiosa», così Damiano Zappone (Fi) e sulla stessa linea Carla Di Biase (FdI): «Ancora una volta questa maggioranza dimostra tutte le sue fragilità e contraddizioni. Nonostante l’eterogeneità della loro composizione e la totale e differente visone, si ostinano a presentare improbabili provvedimenti di cui conoscono l'esito fallimentare, acuendo puerili scontri interni e rallentando i lavori degli uffici comunali». Per Mario Colantonio (Lega) l’assenza della maggioranza «ci ha evitato di dare due voti contrari a intitolazioni di sale, tra l’altro in sede provvisoria visto che il Comune non ha una propria sede. Un problema in meno per noi, loro ne hanno di grandissimi». Per il capogruppo Udc Mario De Lio «siamo di fronte a una maggioranza per nulla coesa che per l’ennesima volta manda deserti i consigli comunali». Costa (Forza Chieti) ritiene grave «l’assenza di sindaco e giunta». Ancora più grave, per Serena Pompilio (Azione politica), «la mancanza degli assessori che avrebbero dovuto rispondere alle interrogazioni. Non so se sia peggio definirla latitanza o assenteismo».
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