Lite sull’emergenza acqua: «Ignorati i progetti pronti»

25 Agosto 2021

Colantonio (Lega): interventi già pianificati, ma dimenticati dagli amministratori Nel 2013 l’allora commissario Goio realizzò uno studio: 37 ipotesi per 10 milioni

CHIETI . Sulla crisi idrica c’è «mancanza di memoria di troppi amministratori». È l’atto d’accusa del capogruppo Lega Mario Colantonio che ripercorre la storia della carenza idrica fin dallo scandalo dei pozzi avvelenati di Bussi: «Nessuno ricorda o ha volutamente dimenticato», dice il consigliere, «che il sistema idrico del territorio di Chieti e Pescara fu totalmente stravolto dall’avvelenamento dei pozzi di Bussi che, una volta chiusi, non furono mai adeguatamente sostituiti con una pari portata e qualità idrica, costringendo la popolazione a grandi sacrifici per la totale assenza di acqua che si prolungò nel 2005 per decine di giorni, creando il panico». Anche all’epoca arrivarono autobotti per distribuire acqua ai cittadini.
«Con ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri», ricorda ancora Colantonio, «fu nominato l’architetto Adriano Goio, ex sindaco di Trento, commissario delegato per fronteggiare la crisi del bacino del fiume Aterno-Pescara. Il commissario insediò il proprio ufficio nella sede della protezione civile regionale a L’Aquila. La pioggia di milioni assegnati alla struttura furono utilizzati per potenziare e migliorare opere strutturali fondamentali nei territori di L’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti». Ed è così che a Chieti è sorto il nuovo serbatoio di Madonna della Vittoria, «costato», dice il capogruppo Lega, «quasi un milione di euro. Opera funzionante da settembre 2012, messa da subito a disposizione dell’Aca, ma che ancora oggi viene sfruttata in modo superficiale con condotte di distribuzione non adeguate». Colantonio ricorda anche che Goio si fece promotore nel 2013 di uno studio sulla “verifica del funzionamento idraulico della rete acquedottistica di Chieti”, ricostruendo la complessa maglia di oltre 300 chilometri di rete cittadina. «Lo studio», dice l’ex assessore comunale, «analizzando il funzionamento della rete riportava in dettaglio le soluzioni: 37 interventi per un importo complessivo di 10.087.785 euro. Le risultanze furono rese pubbliche durante un convegno tenuto tra dicembre 2013 e gennaio 2014, dove tutti fecero vetrina ma nessuno, dal dipartimento delle infrastrutture alla protezione civile che conservano gli atti e i progetti del commissario Goio, all’Aca che ha ricevuto - come il Comune di Chieti - l’elaborato commissionato e pagato, ne fece tesoro. Sentire oggi amministratori che prospettano come rimedio al problema dell’acqua allo Scalo l’apertura del collegamento tra la condotta in arrivo da Madonna della Vittoria e l’anello di Chieti Scalo, nella parte meridionale, che è l’intervento numero 1 dei 37 indicati nello studio di Goio, mi preoccupa ulteriormente perché conferma che “la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra” e quindi nessuna programmazione per Chieti è stata voluta e formalizzata dalla Regione e tanto meno dall’Aca, a prescindere dai colori politici che si sono succeduti alla loro guida».