Litigio con insulti razzisti, condannata

26 Febbraio 2019

Multa e risarcimento la pena per una 27enne responsabile dell’aggressione a una giovane di colore davanti a una discoteca

CHIETI. «Brutta negra». Pronunciando queste parole all’esterno di una discoteca, si è scagliata contro una ragazza di colore e le ha tirato i capelli fino a strapparle due trecce. L’autrice dell’aggressione razzista, Olha Telyukova, un’ucraina di 27 anni, è stata condannata alla pena di 670 euro di multa e al pagamento di 5mila euro di risarcimento danni nei confronti della vittima, una 24enne originaria del Camerun, perfettamente integrata e laureata in scienze infermieristiche. Ieri sera il giudice del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, ha respinto il ricorso presentato dall’imputata, confermando integralmente la sentenza pronunciata dal giudice di pace. L’aggredita, difesa dall’avvocato Angela Bucci, si è costituita parte civile.
«Il reato», è scritto nelle motivazioni di primo grado, «scaturisce da un atteggiamento prepotente e razzista attuato per futili motivi verso la parte offesa». Per ricostruire la vicenda, bisogna tornare indietro al 22 maggio del 2015. La ragazza camerunense sta trascorrendo una serata in un locale di Miglianico, quando qualcuno le ruba il cellulare dalla borsa. «Alcuni amici», ricostruisce il giudice di pace, «riferiscono alla giovane che il suo telefono è nelle mani di un ragazzo fuori dal locale. Lei si avvicina allo stesso e gli chiede di restituirle il cellulare, ma la Telyukova interviene in maniera aggressiva e feroce offendendola con epiteti razzisti (quali «brutta negra») e strappandole due trecce poste sulla tempia destra, procurandole una alopecia evidente anche durante la celebrazione del processo». Davanti al giudice di pace sono state ascoltate cinque persone che hanno assistito ai fatti. «È emersa in maniera evidente ed incontrovertibile la responsabilità penale dell’imputata», è scritto ancora nella sentenza. «Tutti i testi hanno reso dichiarazioni concordanti con il racconto della parte offesa». La «spietata» aggressione fisica «è stata perpetrata immotivatamente dalla Telyukova proprio per coprire la condotta delittuosa dell’amico che aveva sottratto con destrezza il cellulare della vittima. Ai fini del giudizio non può non considerarsi l’aggressione per come perpetrata, accompagnata, per giunta, da insulti razzisti». Alla condanna penale, dunque, «si aggiunge quella al risarcimento dei danni sofferti dalla parte civile, la quale aveva una conseguenza di alopecia faticosa da sopportare per una giovane donna, non potendosi non considerare anche il danno morale, rappresentato dalla mortificazione successiva al fatto». L’avvocato Bucci ha sottolineato come i comportamenti dell’imputata abbiano provocato alla vittima «una profonda sofferenza psicologica e uno stato di continua tensione e paura che ha negativamente condizionato la sua vita».