Lizzi, i Ris tornano nella casa del delitto

16 Febbraio 2018

Nuovo sopralluogo del Reparto investigazioni scientifiche. Fra tre settimane le prime risposte sulla scena del crimine

MONTEODORISIO. Una casa che custodisce segreti. Un luogo che ora è diventato “meta” di investigatori e giornalisti ma anche gente comune e curiosi. Come accaduto per molte altre abitazioni nelle quali si è scatenata la furia omicida fuori da quelle pareti, in questi giorni si aggirano tanti curiosi che seguono l’attività degli esperti di investigazioni a caccia delle tracce degli assassini che hanno ucciso Antonio Lizzi. La casa è ancora sotto sequestro e nessuno può entrare, e ciò per evitare che vengano lasciati segni che depistino le indagini. Gli investigatori sono tornati anche mercoledì nella casa e forse torneranno ancora. Le tracce del Dna individuate accanto al cadavere non sono state sufficienti, evidentemente, per prendere provvedimenti nell’immediato. Né è bastata l’autopsia e il ritorno degli investigatori al cimitero. Serviranno, forse, almeno tre settimane per avere dagli esperti le risposte che potrebbero portare alla soluzione del giallo. È necessario, infatti, eseguire analisi criminologiche di supporto alle indagini, mediante la ricerca di elementi di connessione con altri fatti analoghi cercando di ricostruire il possibile profilo criminologico degli assassini. Sono necessari anche studi sulla scena del crimine. Infine gli uomini del Reparto dattiloscopia, eseguiranno le attività di identificazione delle impronte. Contestualmente al Reparto investigativo speciale, lavorano al caso anche i carabinieri della Compagnia di Vasto diretti dal maggiore Amedeo Consales, lo stesso che ha risolto il giallo dell’omicidio di Melania Rea grazie ai racconti di chi la conosceva.
I militari hanno ascoltato parenti e conoscenti della vittima per cercare di ricostruire non solo le ultime ore di vita del pensionato ma anche le sue giornate, le sue abitudini e i suoi difetti. I progetti e gli interessi. Questioni che potrebbero aver creato dei conflitti.
Lizzi, che molti ricordano di avere visto più volte in tribunale a Vasto, aveva forse litigato con qualcuno e intendeva denunciarlo? E quel qualcuno venerdì 2 febbraio lo ha raggiunto per discutere ancora? Nessuno dei vicini ha fatto caso alle visite. Di sicuro la discussione (che potrebbe essere iniziata in un posto diverso dalla casa) purtroppo si è trasformata in un omicidio. I carabinieri insistono sulla pista locale, escludono la premeditazione e ritengono che sia stato simulato un omicidio a scopo di rapina. Il sindaco di Monteodorisio, Saverio Di Giacomo, ha espresso in diverse occasioni il disagio umano del paese. «È una vicenda gravissima e che non rappresenta affatto la comunità di Monteodorisio», ha detto più volte il primo cittadino.
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