Lo scomparso trovato morto nel canale

Ettore Di Lallo era finito in mezzo alla vegetazione selvaggia a 300 metri dalla sua casa di Paglieta: stroncato da un malore
PAGLIETA. Lo cercavano a 17 chilometri da casa, ma Ettorino non si era mai allontanato. Il corpo senza vita del 64enne era a 300 metri dall’abitazione, in un canalone per l’irrigazione. A cinque giorni dalla scomparsa ieri, intorno alle 9.15, lo hanno trovato i vigili del fuoco, che avevano ripreso a perlustrare la zona dove Ettore Di Lallo viveva. A guidarli verso un fossato ricoperto di vegetazione incolta è stato il cattivo odore avvertito nell’aria. In mezzo alle canne e all’erba alta c’era il corpo di Ettorino. Il cadavere era in posizione supina. «Era adagiato come se dormisse», riferisce il capitano Alfonso Venturi, comandante della compagnia di Atessa, presente sul posto insieme ai carabinieri di Paglieta, «l’ipotesi più probabile è che il decesso sia sopravvenuto per cause naturali, legate alle malattie di cui soffriva». Oltre ad avere problemi psichici, Ettorino era cardiopatico. Potrebbe avere avuto un infarto mentre si trovava nel canalone privo d’acqua, magari dopo esserci scivolato dentro. Dal fossato, alto un metro e mezzo, potrebbe non essere più riuscito ad uscire. Le scarpe del 64enne sono state ritrovate fuori. L’ispezione cadaverica, eseguita dal medico legale Asl Riccardo Di Tanna, non ha evidenziato segni di violenza, solo graffi dovuti ai rovi. Ma non tutto il corpo è stato ispezionabile per via dello stato in cui si trova. Sarà l’autopsia, disposta dal pm di Lanciano Francesco Carusi, a chiarire le cause della morte. L’esame sarà eseguito giovedì all’obitorio di Chieti dall’anatomopatologo Domenico Angelucci. La salma sarà sottoposta prima a una tac total body per evidenziare l’eventuale presenza di fratture o corpi estranei.
Gli investigatori propendono per collocare il decesso lo stesso giorno della scomparsa, martedì 15. Il fossato in cui Ettorino è stato ritrovato è al confine con un appezzamento di terreno della famiglia, coltivato a ulivi. Gli stessi familiari lo avevano cercato lì la sera della scomparsa, ma senza fortuna. L’area era stata battuta a piedi dai vigili del fuoco del comando provinciale di Chieti, impegnati h24 nelle ricerche, anche con l’ausilio dei cani molecolari. La notte della scomparsa erano stati utilizzati anche i droni, dei comandi dell’Aquila e Bari, che non avevano rilevato variazioni termiche, segno che Ettorino probabilmente era già morto. Già da sabato le ricerche erano tornate ad intensificarsi su Paglieta. Diverse segnalazioni collocavano il 64enne a Mozzagrogna e a Lanciano, ma questa pista è sfumata quando i carabinieri hanno potuto accertare, visionando le telecamere di un privato, che l’uomo avvistato vicino all’Oasi non era Di Lallo. «È una tragedia che colpisce tutta la comunità», dice il sindaco di Paglieta, Ernesto Graziani, «nonostante i giorni passassero, abbiamo continuato a sperare».

