Lo slogan dei mille: «Né rossi né neri ma liberi pensieri»

4 Dicembre 2015

Gli studenti degli istituti superiori della città sfilano sul Corso Un corteo tra bandiere tricolore e cori anti-Renzi e Provincia

CHIETI. Il clima è quello da stadio, ma le motivazioni che spingono il corteo ad alzare la voce per manifestare il loro dissenso è molto serio. Lo striscione che anticipa il passo di circa mille studenti degli istituti superiori teatini riassume in poche parole il perché della loro rumorosa protesta. «Questa buona scuola è una cagata pazzesca» si legge sul mega striscione, una sorta di scudo a protezione delle loro preoccupazioni e delle numerose bandiere Tricolore sventolate sotto gli occhi incuriositi dei passanti. Gli organizzatori della manifestazione di protesta «contro i tagli del governo Renzi alla scuola pubblica già sommersa da miriadi di problemi» si danno un bel da fare per mettere tutti in fila. La villa comunale dalle 9,30 pullula di ragazze e ragazzi che frequentano l’Itis «Savoia», L’Itc «Galiani», l’Istituto professionale «Pomilio-De Strlich». «Gli istituti non centrano, siamo qui a manifestare come studenti» puntualizzano «non c’è nessuna scuola capofila in questa manifestazione, ma solo allievi di diversi istituti che hanno deciso, di comune accordo, di urlare il loro no a una riforma del governo Renzi che penalizza la scuola pubblica e il nostro futuro. Già precario». Poi inizia la conta e i mille ragazzi sparsi in gruppi più o meno numerosi diventano acqua dello stesso interminabile fiume che scorre lungo Viale 4 Novembre.

Gli slogan partono subito a raffica e si amplificano quando il corteo attraversa piazza Trento e Trieste per raggiungere corso Marrucino.«Né rossi né neri, ma liberi pensieri » urlano all’unisono e ancora «noi siamo corrente elettrica, corrente troppo forte, chi tocca lo studente è in pericolo di morte». Le persone si fermano al loro passaggio. I più anziani storcono il naso per il chiasso che fanno, i sessantottini nostalgici sorridono compiaciuti. Intanto gli studenti continuano a sfilare e a lanciare slogan anche irriverenti contro il presidente del consiglio Renzi e della Provincia. Sono tutti molto arrabbiati, poi, inaspettatamente intonano «Fratelli d’Italia». Un coro di mille voci che fa venire i brividi. E per ribadire l’orgoglio di essere italiani e di amare la loro patria lanciano in aria fumogeni tricolore. Ancora altri slogan poi lentamente il corteo si dissolve e le auto ricominciano a circolare. Qualche gruppetto di irriducibili resta ancora in strada a discutere di quanto si è appena concluso e delle prossime iniziative da mettere in campo contro «la buona scuola, buona solo per chi non la vive come studente». «La manifestazione è riuscita bene» commenta soddisfatto Davide Trenta, rappresentante delll’Itis «siamo riusciti a mettere insieme tante persone diverse per raggiungere un unico scopo. È stata una protesta apolitica» tiene a puntualizzare cercando l’assenso di altri ragazzi «e lo abbiamo ripetuto più volte in uno dei nostri slogan. Abbiamo ribadito l’orgoglio di essere italiani e di amare la nostra patria. Ma come si può garantire il futuro di una nazione se si penalizza la scuola pubblica?» chiede il giovane studente mentre alcuni compagni gli si stringono intorno.«Non possiamo accettare che il denaro dei contribuenti finisca nelle tasche delle scuole private mentre quelle pubbliche sono sommerse di problemi». «Durante l’ultimo nubifragio l’Itis si è allagato. Noi non ci arrendiamo alla “buona scuola” di Renzi , perché di buono ha ben poco» gli fa eco un altro studente «e oggi (ieri) è solo un assaggio della nostra protesta».