Locali: è corsa ai lavori di adeguamento

17 Maggio 2020

Domani sono previste le riaperture, molti gestori sono in ritardo sui tempi: «Momento duro, ma ce la faremo»

CHIETI. Bar, ristoranti, negozi, aziende e chiese: domani si riparte e in città fervono i lavori per adeguare i locali alle prescrizioni anti coronavirus. Qualcuno è già pronto, in molti invece lamentano di non aver avuto tempo a sufficienza per mettersi in regola. È il caso di Danilo D’Urbano, proprietario del Gran Caffè D’Urbano in viale Croce allo Scalo, che teme di dover far slittare di qualche giorno la riapertura: «Non siamo pronti e, dunque, non siamo sicuri di poter riaprire domani. Forse riusciremo a farlo solo mercoledì», dice durante una pausa di lavoro, intento a ridipingere le pareti del bar. «Il decreto è uscito giovedì scorso alle 21 e non so se riesco a farcela», spiega, «è vero che se ne parlava da tempo, ma è anche vero che le prescrizioni non sono mai state fissate. E ora le persone che devono montare i dispositivi di sicurezza, come ad esempio le schermature, in questo momento sono tutte impegnate con parrucchieri ed estetiste che hanno preso appuntamenti per tempo, avendo saputo 15 giorni prima come dovevano adeguare i loro locali. Bisogna inoltre tenere conto che il materiale non si trova. E quando le cose scarseggiano aumenta il prezzo. Ad esempio, un pacco di guanti per i baristi che pagavo 7 euro ora ne costano 14. Mentre mascherine e occhiali sono introvabili». Quando riaprirà il bar, i clienti troveranno comunque un ambiente sicuro dal punto di vista igienico e rinnovato anche nel look: «Abbiamo sanificato le sale, abbiamo ristrutturato e anche ridipinto le pareti con colori più chiari».
Anche per Federico Di Girolamo, del locale Primo – Tazze e stozze, l’ordinanza è arrivata «senza preavviso» ed è inoltre pure «lacunosa in molti punti». Il locale, che si trova a Madonna delle Piane, può contare su uno spazio all’aperto di proprietà, ciò nonostante il titolare ritiene che verranno persi più della metà dei posti a sedere a causa delle norme anti contagio. «È un momento duro», dice Di Girolamo, «ma i nostri clienti più affezionati ci sono vicini. Ci hanno ad esempio supportato da quando abbiamo potuto fare i servizi di asporto e domicilio, ordinando da noi proprio per farci sentire la loro vicinanza». A Chieti alta, invece, il Caffè Vittoria si dice pronto all’attesa riapertura: «Per recuperare spazio abbiamo chiesto al Comune di poter occupare parte della carreggiata di corso Marrucino», dice il gestore Gabriella D’Orazio, «ritengo che in questo modo non perderemo oltre il 20% dei posti. Abbiamo già montato le barriere richieste dalle norme e i dispenser igienizzanti all’ingresso. Per fortuna abbiamo un bancone di 5 metri e mezzo per cui possiamo servire 5 clienti alla volta. Abbiamo deciso di utilizzare entrambe le aperture del locale, quella principale per entrare, quella secondaria che dà nel vicolo della Questura per l’uscita. In questo modo, con un percorso obbligato, eviteremo la possibilità di creare assembramenti. Da 15 giorni stiamo lavorando con il servizio di asporto che i nostri clienti hanno apprezzato molto. Abbiamo scoperto che la gente aveva voglia di riassaporare quelle piccole abitudini della vita quotidiana che sembrano banali ma di cui senti la mancanza quando sei costretto a farne a meno. Il Caffè Vittoria è nato 100 anni fa all’epoca della terribile influenza della Spagnola e ora supererà anche il Coronavirus». Non solo commercianti e piccoli imprenditori sono al lavoro per la ripartenza. Anche i parroci si stanno dando da fare per mettere le loro chiese in sicurezza. L’arcivescovo metropolita Bruno Forte ha assegnato a don Donatello Pellicciotta, parroco della chiesa di Sant’Antonio Abate, il compito di supervisionare la situazione a Chieti alta, e a don Gino Marino, parroco del Santissimo Crocifisso, quello di tenere sotto controllo le parrocchie scaline perché siano rispettate tutte le regole previste per la riapertura ai fedeli.
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