Palmoli

L’odissea giudiziaria dei Trevallion ora diventa un libro

28 Marzo 2026

Lo ha scritto Catherine e si chiama “La nostra vita libera”. È edito da Solferino. Sarà nelle librerie dal 5 maggio

PALMOLI. «Il memoir-manifesto della mamma dei bambini del bosco»: così l’editore Solferino presenta “La nostra vita libera”, il libro in uscita il 5 maggio firmato da Catherine Birmingham. Dunque, la storia dei Trevallion si candida a best-seller dopo essere diventata un appuntamento fisso nelle pagine di cronache nazionali da cinque mesi a questa parte, quando lo stile di vita della famiglia è finito sotto la lente d’ingrandimento dello Stato. Ed è proprio questo che Catherine difende nel suo libro. Il volume viene descritto come un testo che intende andare oltre il caso di cronaca, allargando la riflessione ai temi del conformismo, della sorveglianza e dello spazio concesso a modelli di vita alternativi. La stessa nota riporta anche una breve anticipazione dell’autrice: «Mi concentro sulla verità e sul risveglio dell'umanità». Tra l’altro, non è il primo sforzo letterario della madre della famiglia del bosco: nel 2015 aveva affrontato gli stessi temi nel saggio “Cavalcare per la vita. I tre principi d'oro per i cavalieri”.

L’odissea giudiziaria della famiglia ha tutte le caratteristiche della trama letteraria: ci sono amori, dolori, colpi di scena, incomprensioni e rapporti conflittuali tra i protagonisti. Manca soltanto il finale, quello sì, ancora tutto da scrivere. L’inizio di questo dramma familiare non può che essere datato allo scorso 20 novembre, quando il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di sospendere la responsabilità genitoriale di mamma Catherine e papà Nathan e collocare i loro tre bambini in una struttura protetta a Vasto. Una decisione che ha spezzato l’unità di una famiglia che, fino ad allora, aveva vissuto in un piccolo casolare immerso nel verde bosco di Palmoli. Il caso ha immediatamente suscitato una eco mediatica impressionante, perché è stato in grado di polarizzare l’opinione pubblica tra chi difende la libertà di educazione della famiglia e chi il dovere dello Stato di intervenire.

È bene ricordare che questa non è una storia di violenze, ma di uno stile di vita alternativo, “off the grid”, come lo chiama Catherine nel suo libro. I giudici hanno contestato alla coppia di aver leso il diritto all’istruzione, alla salute e alla relazionalità dei figli, oltre che l’inabitabilità della casa coloniale dove viveva tutta la famiglia. Contestazioni che nel merito sono state risolte grazie ai passi in avanti fatti da Nathan e Catherine, senza che però la situazione si potesse sbloccare. Anzi, l’ultima ordinanza del tribunale ha espulso la madre dalla struttura protetta dove le era stato concesso di alloggiare per stare vicino ai suoi figli.

In questa storia così controversa la politica si è buttata a capofitto. Nella campagna referendaria il caso ha assunto ancora più rilevanza, con esponenti del centrodestra del calibro di Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni che hanno difeso la scelta di vita della famiglia e attaccato il tribunale. L’ultima tappa istituzionale della vicenda due giorni fa, quando la coppia è stata accolta dal presidente del Senato Ignazio La Russa.

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