Lorena, si cerca il Dna sul guinzaglio del cane: è caccia all’arma del delitto

La procura ordina esami di laboratorio sull’oggetto che l’assassino potrebbe aver usato per ammazzare la 53enne Il marito resta l’unico indagato. Il pm affida gli accertamenti tecnici a una genetista dell’università d’Annunzio
CHIETI. La procura di Chieti ordina nuovi esami di laboratorio per scoprire se il guinzaglio del cane sequestrato nella casa di Lorena Paolini, trovata morta con segni di strangolamento 59 giorni fa, sia l’arma del delitto. È l’ultima novità nell’inchiesta sul giallo di Ortona in cui l’unico indagato (a piede libero), con l’accusa di omicidio volontario aggravato, resta il marito della vittima, l’impresario funebre Andrea Cieri, che si è sempre professato innocente.
LE ANALISI
Il pubblico ministero e i carabinieri cercano conferme sull’ipotesi investigativa che si è fatta strada già nelle ore immediatamente successive alla tragedia, vale a dire che la casalinga di 53 anni, madre di due figlie, sia stata uccisa con il guinzaglio di “Orso”, il cane che lei adorava e con cui faceva lunghe passeggiate al mare. Ecco perché il pm ha deciso di disporre analisi su quella corda colorata che l’assassino potrebbe aver stretto intorno al collo della donna fino a interromperle per sempre il respiro.
IL QUESITO
Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile: significa che hanno facoltà di nominare propri consulenti sia l’indagato, difeso dall’avvocato Maddalena De Gregorio, che la sorella della vittima, Silvana Paolini, che figura nell’inchiesta come «persona offesa» ed è assistita dall’avvocato Francesca Di Muzio. L’incarico sarà affidato mercoledì prossimo, negli uffici della procura di via Spaventa, alla genetista Rossella Ferrante dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara. L’esame è finalizzato a isolare il Dna ricavabile da eventuali tracce organiche presenti sul guinzaglio. Sempre mercoledì, nei laboratori di via Polacchi dell’ateneo teatino, si proseguirà con gli accertamenti già disposti nei giorni successivi al delitto su una serie di reperti istologici, tossicologici e genetici. L’avvocato Di Muzio si è affidato alla genetista forense Marina Baldi.
L’APPELLO DELLA SORELLA
Silvana Paolini non ritiene assolutamente percorribile la pista del suicidio. «Lorena io la vedevo tutti i pomeriggi», ha ribadito a più riprese la sorella della vittima, «ridevamo, scherzavamo. Era una persona vitale, una donna forte, con un bel carattere. Di sicuro, non era depressa. Escludo categoricamente che possa essersi tolta la vita. Pensava sempre alle figlie e non avrebbe mai fatto un gesto estremo». Di recente, la donna è tornata a lanciare un appello sui social network, postando una foto di Lorena: «Lotterò e difenderò con tutta me stessa il mio sangue. Te l'ho promesso. Lorè, tu mi conosci: sai che non avrò pace finché non verrà a galla la verità».
LA DIFESA
L’indagato, 51 anni, ha respinto con forza le accuse nel corso di due interrogatori davanti al pubblico ministero, il primo sostenuto in procura e l’altro in caserma. L’obiettivo di chi indaga è ricostruire nel dettaglio la cerchia di relazioni di Cieri, anche per individuare un eventuale movente. E gli investigatori hanno ritenuto necessario convocare pure la donna con cui l’impresario funebre, in passato, durante un lungo periodo di crisi matrimoniale, aveva avuto una relazione. La donna è stata sentita, a fine settembre, come persona potenzialmente informata sui fatti.

