Lui resta ai domiciliari per tentato omicidio

Prima del verdetto, l’uomo si è accasciato davanti all’aula per una crisi d’ansia ed è finito in ospedale
CHIETI. Si è accasciato sul pavimento, al terzo piano del palazzo di giustizia, mentre aspettava la sentenza. Pochi minuti dopo, a mezzogiorno, Roberto Salute è stato condannato a 10 anni di reclusione dal giudice Andrea Di Berardino – su richiesta del pm Giuseppe Falasca – per il tentato omicidio della moglie Marina Salute. La mattinata del 57enne operatore ecologico di Torrevecchia Teatina, che si trova agli arresti domiciliari con il permesso di lavorare, è terminata al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove è stato trasportato con l’ambulanza del 118 per una crisi d’ansia. L’uomo dovrà anche risarcire la coniuge (la cifra sarà quantificata dal giudice civile) e pagare una provvisionale di 50mila euro. La sentenza ha escluso l’aggravante dei futili motivi e non sono state concesse le attenuanti generiche.
LA PERIZIA
La richiesta del rito abbreviato da parte dell’avvocato Stefano Sassano, difensore dell’imputato, era stata subordinata a una perizia che ha accertato la capacità di intendere e volere al momento del fatto. «Nel caso di Roberto Salute», ha scritto Giuseppe Cimini, lo psichiatra nominato dal tribunale, in un passaggio-chiave della sua relazione, «non è ravvisabile la presenza di un’infermità rilevante ai fini forensi in grado di influire significativamente sui procedimenti logici e sulle funzioni razionali di controllo, non essendo impedita la capacità di intendere il disvalore delle azioni e di scegliere condotte alternative».
L’AGGRESSIONE
La sera dell’aggressione la moglie, che aveva chiesto la separazione, si è rifiutata di avere un rapporto sessuale con il marito. Lo psichiatra ricostruisce così quei momenti: «Il rifiuto determina una ferita narcisistica, che induce il passaggio all’atto: affiorano nel mondo interno di Salute vissuti di inadeguatezza, la percezione della reale possibilità di abbandono, la constatazione del fallimento del suo modello di vita, una tempesta emotiva carica di impulsività distruttiva: la perdita non viene elaborata, l’oggetto si è trasformato da buono in cattivo, l’unica possibilità è la sua distruzione». La consulenza di parte presentata dalla difesa, che si è affidata al dottor Raffaele De Leonardis, è invece giunta alla conclusione opposta, ovvero che Roberto Salute – al momento dei fatti – era incapace di intendere e di volere.
LA TESI DIFENSIVA
L’avvocato Sassano ha annunciato ricorso in appello: «Chiederemo la rideterminazione della pena, perché riteniamo che sia sproporzionata rispetto ai fatti. Contestiamo anche le conclusioni della perizia». All’udienza è stata presente la moglie dell’imputato che, assistita dall'avvocato Laila Tammaro, è costituita parte civile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni. (g.let.)
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