Ma che fine ha fatto il progetto In.Te? Merlino: vivo e attuale

Intervista all’ideatore della mega opera nell’ex Burgo «Procedure complesse, ora tocca all’amministrazione»
CHIETI. Che fine ha fatto il progetto In.Te che, come l’Araba Fenice, dovrebbe risorgere dalle ceneri dell’ex Burgo allo Scalo? Lo chiediamo al suo progettista che ha rilasciato al Centro questa lunga intervista.
Ingegner Domenico Merlino, vogliamo provare a far si che il progetto In.Te non venga più considerato una sorta di oggetto misterioso, di cui molto si parla senza però essere ancora riusciti a dargli una precisa e riscontrabile identità?
«Intanto le contesto la definizione di 'oggetto misterioso' perché il progetto è stato leggibile e chiaro fin dalla sua presentazione: altro è parlare di ritardi che indubbiamente ci sono stati nella realizzazione del programma. Ma sono pronto a dare tutte le possibili informazioni e spiegazioni».
Cominciamo allora a far sapere qual è lo stato attuale del programma:
«Posso dire, dati alla mano, che il contratto di rete In.Te. ha ricevuto l'adesione di diverse aziende. Ad oggi quelle che sono disposte ad insediarsi presso la ex Cartiere Burgo sono 13. Vi dico i nomi, indicando anche i metri quadrati richiesti per il loro insediamento: Feral Recycling (mq 14.100), Italfabbricati (3.300), Centro Gomme (200), Corti Antincendio (1.200), Hst, che già in corso di insediamento (3.000), Dinamica Srl (1.200), Fas (18.600), Te.In (1.200), LISM (Lega Italiana Sclerosi Multipla) Onlus (2.700), Saltest (1.000), Bel Residence (3.600), Crea (36.000), Cna provinciale di Chieti (2.200). Si tratta di circa 10 ettari di terreno, se alle aree richieste dalle aziende si aggiungono gli spazi da utilizzare per strade e parcheggi pubblici. Mi lasci dire che in una situazione di crisi immobiliare questa volontà di passare alla fase realizzativa del progetto la valuto già come un grande successo. Ci sono poi altre aziende, la Beta Costruzioni, l'Esamero, l'Alberto Costruzioni e la Ceteas che hanno manifestato interesse ad insediarsi ma che, al momento, non ancora sciolgono la riserva. Ci sono però molte premesse che presto si aggiungeranno all'elenco fatto, con l'impiego di circa altri 40 mila metri quadrati».
Parliamo dei posti di lavoro che potrebbero arrivare.
«Per le aziende che hanno già dato conferma possiamo già contare su circa 300 posti di lavoro, di cui 80 riservati agli ex dipendenti della Burgo o a loro famigliari. A completamento del programma si arriverà a 400 posti di lavoro, di cui 100 rivolti all'ex personale della Burgo».
Sono però i tempi che non tornano per la realizzazione di questo programma: la Cartiera Burgo ha chiuso le sue porte da anni, i dipendenti sono stati messi da parte e le promesse soluzioni alternative non si vedono ancora. Perché?
«Perché il percorso di caratterizzazione e bonifica dell'area oltre che faticoso e impegnativo dal punto di vista tecnico ha comportato non solo un notevole investimento di svariati milioni, a totale carico della Burgo, ma anche una tempistica di approvazione delle procedure estremamente articolata. Posso dire però che ad oggi, in base alle risultanze delle ultime analisi, sia il suolo che l'acqua di falda presentano caratteristiche idonee per la riedificazione. Ovvio che questi tempi lunghi del processo di bonifica, accoppiati alla crisi del settore industriale, abbiano determinato una difficoltà operativa ed una diminuzione di interesse. Un interesse che abbiamo comunque alla fine recuperato e il progetto è sempre vivo ed attuale».
A questo punto quali altri ostacoli potrebbero insorgere?
«Le questioni ancora sul tappeto, come è emerso nel corso delle ultime assemblee di InTe sono legate al fatto che trattandosi di un programma di forti contenuti di carattere sociale, l'adesione all'accordo di programma ha comportato l'impegno della pubblica amministrazione di cercare di venire incontro a coloro che sono intenzionati a inserirsi nell'area ex Burgo. Un impegno che deve tradursi nella diminuzione del prezzo del terreno, nel finanziamento da parte della Regione delle opere di urbanizzazione e nell'evitare di gravare sulle aziende interessate con oneri che vadano oltre quelli dovuti al Consorzio Industriale per la istruttoria delle pratiche. Non mi sembra che sia un percorso difficile da fare a questo punto, per dire che il progetto è davvero in fase di decollo».
Gino Di Tizio

