Madre e due figli sfrattati dalla casa parcheggio

Secondo il Comune l’alloggio va riconsegnato all’ex marito da cui è separata «Sono in regola, ma gli uffici non mi ricevono». L’Usb avvia una petizione
LANCIANO. Rischia di finire in strada con due figli a carico e una 93enne invalida al 100% da accudire Debora Spinelli, 48 anni, assegnataria di una casa parcheggio nel centro storico. La donna è stata sfrattata dal Comune dall’alloggio di 60 metri quadrati dove vive da 20 anni. Un provvedimento, da parte dell’ufficio Politiche della casa, «incomprensibile ed errato» secondo l’Asia (Associazione inquilini ed abitanti) Usb, che si è fatta carico del problema e, per sostenere la donna, ha avviato una petizione on line. «Molti utenti delle case parcheggio comunali», dice Marco Iasci di Asia, «vivono problemi simili, di sfratto e alloggi non a norma, che però il Comune da tempo non riesce a risolvere. Come ci ha detto la dirigente del settore Politiche della casa manca il personale. La stessa Debora non riesce a mostrare documenti e certificati al Comune che le permetterebbero di tenere la casa dove vive dal 1998, perché non c’è personale». Secondo il Comune la donna deve riconsegnare l’alloggio all’ex marito, da cui è separata da 8 anni e che al momento vive in un’altra casa parcheggio. Lui è l’assegnatario formale dell’appartamento ma ha perso il diritto di abitarvi dopo la separazione, con tanto di sentenza del giudice che affidava figli e casa alla donna. Ma il Comune il 1° dicembre 2016 invia lo sfratto a Debora. «Il provvedimento è errato», riprende Iasci, «tanto che nella stessa lettera di sfratto la definisce “assegnataria”. Se è assegnataria perché dovrebbe essere sfrattata? Il provvedimento poi viola anche gli articoli 15 e 16 del regolamento per l’assegnazione di alloggi comunali. Senza contare che la situazione socio-economica della donna è peggiorata perché è senza lavoro, come i suoi figli e quindi ha diritto ancora di più alla casa». «Io ho solo chiesto al Comune di verificare se ho i requisiti per avere l’alloggio», dice Debora, «perché non l’ha mai fatto. Ho provato a portare documenti e certificati, ma non sono stata ricevuta. Vivo da 20 anni in 60 metri quadri, ho cresciuto da sola i miei figli, pagato sempre i bollettini e ho diritto di viverci, anche perché ora a stento arrivo a fine mese. Vengo sfratta senza motivo. Ho scritto di mio pugno il ricorso che il giudice ha accolto bloccando il tutto. Ma è una decisione non definitiva». «Chiediamo al Comune di ritirare il provvedimento», chiude Iasci, «e anche di risolvere il problema della mancanza di personale che blocca attività delicate come quelle delle Politiche della casa». Settore delicato, con decine di famiglie che attendono una delle 116 case parcheggio del Comune o un alloggio Ater dove poter vivere. Abitazioni spesso prive di manutenzione che cadono addirittura a pezzi. Il consiglio comunale si è fatto carico del problema manutenzioni dei palazzi Ater a Santa Rita e ha votato all’unanimità una mozione della minoranza che impegna l’amministrazione a convocare il commissario Ater Gionni Forchetti e fissare con lui un cronoprogramma di lavori annunciati a suon di milioni, ma non ancora effettuati.
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