Madre e figli rischiano di tornare in Libia

22 Marzo 2016

CASTEL FRENTANO. Non trova pace la famiglia di profughi ospitata nella casa famiglia “Il volo del colibrì”. Arrivati dalla Libia con un barcone, da settembre sono a Castel Frentano la mamma e i suoi...

CASTEL FRENTANO. Non trova pace la famiglia di profughi ospitata nella casa famiglia “Il volo del colibrì”. Arrivati dalla Libia con un barcone, da settembre sono a Castel Frentano la mamma e i suoi tre figli, di cui due minorenni. Tutti ben integrati. Adesso, per via della relazione di una commissione, rischiano di essere trasferiti in un centro per migranti nel sud Italia o di rientrare in Libia. E pensare che per presentare la famiglia e parlare di buona integrazione a settembre fu organizzato anche un incontro, in teatro, con prefetto, vescovo, comandante dei carabinieri, sindaco e assistenti sociali. Allora tutti usarono belle parole. La famiglia è ben integrata nel tessuto sociale: il bimbo frequenta l’asilo, una figlia la scuola media e l’altra un corso d’italiano a Lanciano. I profughi, il cui capofamiglia è stato ucciso, sono originari del Marocco ma risiedevano in Libia. Sono stati soccorsi nel golfo di Sicilia mentre erano a bordo di una carretta del mare, poi trasferiti a Cagliari e quindi a Castel Frentano. La commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, del ministero dell’Interno, ha inviato un questionario alla famiglia, che a mala pena capisce l’italiano. In base alle risposte date è emerso che sarebbe «infondato il motivo di persecuzione» e non correrebbe un grave danno rientrando in Libia. Dall’oggi al domani, insomma, i quattro hanno perso il diritto di protezione internazionale, mentre sussistono le condizioni di protezione umanitaria. Ciò, però, comporta il trasferimento in una struttura Sprar, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Quella di Pescara sarebbe piena e la prospettiva è il sud Italia o il rientro in Libia. Adesso è il momento di far seguire alle parole i fatti. (m.d.n.)