Madre e figlio truffati, spariti 90mila euro

10 Luglio 2019

Si affidano a un amico e due consulenti per chiudere un debito con Equitalia ma è un raggiro: ora la prescrizione salva gli imputati

LANCIANO. A pochi giorni dalla sentenza il reato si prescrive, il processo di primo grado si chiude e ad una madre e un figlio, raggirati e truffati da un parente e due complici, non resta che intentare la causa civile. Parente e complici avrebbero fatto credere alla donna e al figlio di poter estinguere un debito con Equitalia di 150mila euro ma, dopo averne intascati 90mila, sono spariti. Un dramma: 90mila euro volatilizzati e il debito con Equitalia che resta uguale. I tre imputati – Diego Verratti, 54 anni di Casoli, rappresentato dagli avvocati Maurizio Mililli ed Emiliano Palucci, Giorgio Scica, 66 anni di Termoli, e Giuseppe Garofalo, 68 anni, entrambi difesi dall’avvocato Nicola Rullo – sono stati prosciolti perché il reato di truffa si è prescritto; anche il reato di falso relativo a tre ricevute di pagamento è caduto per la prescrizione di una delle ricevute (per le altre due ricevute, gli imputati sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato visto che le società di riferimento si erano fuse).
«Avvieremo una causa civile», dice l’avvocato Consuelo Di Martino che rappresenta la donna e il figlio, «appena avremo le motivazioni della sentenza. Nel processo erano emerse prove valide, un documento era stato riconosciuto falso e quindi andremo avanti, a livello civile». Il dibattito sul tema della prescrizione è sempre molto accesso e in questo caso è proprio la scadenza dei termini per perseguire le persone che interviene a chiudere un processo in primo grado di truffa e falso. I fatti risalgono al 2011 quando una donna e suo figlio, alla morte del capofamiglia, si vedono recapitare da Equitalia una cartella esattoriale da 150mila euro: un dramma. La donna disperata si confida con Verratti, che le dice di aver subito la stessa sorte e di aver risolto il tutto grazie a dei consulenti finanziari che gli avevano fatto ottenere uno sconto del debito accedendo alla procedura “saldo e stralcio”: avrebbe dovuto versare 90mila euro. La donna consegna i soldi in tre rate a Verratti, che l’aveva messa in contatto con il consulente finanziario Garofalo, per pagare Equitalia a Roma. Passano i giorni e madre e figlio chiedono chiarimenti a Garofalo sul pagamento. Questi dice loro che la pratica è nelle mani di Scica, altro consulente, che li rassicura sul buon esito della procedura. E arrivano, poi, tra maggio, luglio e settembre 2011, atti con intestazione Equitalia dell’avvenuto pagamento delle cartelle esattoriali. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo che arrivano le lettere di sollecito di Equitalia e si scopre la truffa. Madre e figlio si erano costituiti parte civile chiedendo un risarcimento danni di 300mila euro.