Maestra Casalone, addio a 103 anni

Lanciano. Da Fiume era arrivata in Abruzzo nel ’46. Viveva nel rione Cappuccini
LANCIANO. Elegante, la mente vividissima e lo sguardo sempre lungo, proiettato sul futuro. Si è spenta all'età di 103 anni la maestra Aurelia Bonaiuto in Casalone, esempio di donna libera, forte e appassionata per intere generazioni a cui ha saputo trasmettere tutta la sua vivida curiosità e il suo amore per il sapere. La maestra Casalone, come la conoscevano tutti, è stata un pilastro della formazione di tantissimi ragazzi.
Esule dalla città di Fiume, è arrivata in Abruzzo nel 1946. È stata sposata con l'ingegnere Carlo Casalone, conosciuto a Fiume, che ebbe l'incarico di ricostruire la ferrovia Sangritana, distrutta dalla guerra. «Il viaggio per l'Abruzzo», aveva scritto la maestra Aurelia in un racconto, «fu molto lungo e travagliato. Guardavo dal finestrino del treno le impressionanti rovine dei paesi e delle città, mi pareva di essere in un mondo che mai più sarebbe stato restituito al suo ordine e vivibilità; questo aumentava la paura dell'ignoto per la mia nuova vita che aveva dubbi per il futuro. Quando, dopo due giorni, arrivai alla stazioncina di San Vito Marina, avevo ritrovato il mio mare Adriatico. Con le lacrime agli occhi sognavo l'amore e una vita nuova, la mia famiglia che poi avrei cresciuta, i miei figli. Dietro di me c'era la tragedia della guerra, gli affetti persi, il lutto, la casa invasa dagli stranieri. Davanti a me il mare spumeggiante e infinito di San Vito, il mare ritrovato, la mia patria mai abbandonata, il sogno di una vita vera».
La maestra Casalone insegnò per oltre 40 anni ed è vissuta da sempre nel quartiere dei Cappuccini. Ha studiato, letto, scritto, viaggiato e nuotato nel mare di San Vito quasi ogni giorno della sua vita, fino ai 100 anni.
Oggi, alle 14,30, nella chiesa di San Pietro, l'ultimo saluto. La ricordano i figli Guido, Cristina ed Enrico, i nipoti Tommaso, Pietro e Carla e i parenti tutti. (d.d.l.)
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