Maggioranza divisa Scongiurato (per ora) lo scivolone in aula

LANCIANO. Gli ultimi due consigli comunali hanno messo in difficoltà la maggioranza di centrosinistra, prima con il registro sulle unioni civili e ora sull’ampliamento dell’istituto De Titta. Due...
LANCIANO. Gli ultimi due consigli comunali hanno messo in difficoltà la maggioranza di centrosinistra, prima con il registro sulle unioni civili e ora sull’ampliamento dell’istituto De Titta. Due argomenti che non sono proprio strategici per la coalizione. Ma le critiche sollevate da una parte della maggioranza, e culminate con le dimissioni di Marcello Rovetto e Gianni Antonacci da coordinatori cittadini rispettivamente di Progetto Lanciano e Sel, non sembrano aver turbato più di tanto le altre forze politiche che compongono la coalizione.
Il malessere cova, invece, nel gruppo guidato dal vicesindaco Pino Valente, che martedì sera si era riunito per decidere la linea da tenere nel consiglio comunale dell’indomani. E quella decisa era stata di non votare a favore del progetto di ampliamento del De Titta così com’era, poiché prevedeva un surplus di cemento nel centro storico per realizzare la nuova ala della scuola. In aula, poi, alcune assenze nella maggioranza e la presenza massiccia dei consiglieri di opposizione, hanno fatto sì che nessuno potesse esimersi dal voto, tantomeno da quello positivo all’accordo di programma della Provincia, pena lo scivolone della maggioranza. Un atteggiamento che al centrodestra non è passato inosservato.
«La decisione della maggioranza, risicata da assenze ingiustificabili e minata da alzate di mano imposte con conseguenti fratture e dimissioni di segretari cittadini, di varare l’ampliamento del De Titta, è uno scempio politicamente oltre che urbanisticamente», commenta Marco Di Domenico (gruppo misto), ex assessore all’urbanistica che poi critica il Pd: «Per accontentare la sua base elettoral-scolastica ha frantumato la maggioranza ma, peggio, ha fatto varare un obbrobrio urbanistico in danno della città, del centro storico e delle testimonianze culturali risalenti al XV secolo».
Lo scivolone era già stato evitato all’inizio del mese sull’approvazione del registro delle unioni civili, la cui votazione, segreta, è finita in pareggio. «Su punti esterni al programma di governo ci deve essere maggiore condivisione», sbottano da Progetto Lanciano, «se non ci sono i numeri o non c’è accordo di tutti, non si può imporre il voto solo per non far cadere la maggioranza». Non è escluso che il gruppo chieda un chiarimento politico.
Stefania Sorge
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