Maglietta da arbitro e foto della mamma per l’addio a Fabio

In tanti al funerale del 52enne travolto da un carroattrezzi La sorella: si prendeva cura di me, un fratello esemplare
LANCIANO. Sul feretro la maglietta da arbitro e la bandierina da guardalinee, ai piedi una foto con l'amata mamma Rita. Era questo il mondo di Fabio Oggioni, quello che familiari e amici hanno voluto ricordare nel giorno dell'addio all'ex arbitro e dipendente della Tua. Sabato scorso un assurdo e terribile incidente -travolto da un carroattrezzi sulla strada per Guardiagrele - lo ha strappato alla vita e agli affetti a soli 52 anni.
«Fabio era educatissimo, scrupoloso, esuberante, pieno di vita», dice padre Vincent, parroco di San Pietro, ai Cappuccini, quartiere dove Oggioni era cresciuto, «la sua vita è un modello per noi. Fino a sabato Fabio sorrideva in mezzo a noi, carico di sogni e di speranze. Umanamente è un dolore immenso, ma abbiamo la speranza che ora è nella gioia eterna». «“Pappo”, così ho sempre chiamato il mio fratellone», prende la parola a fine funzione la sorella Amina, «eravamo così diversi, eppure tanto uguali. Entrambi provati dalla vita, abbiamo passato anni duri durante la malattia di nostra madre e Pappo è stato un figlio esemplare, senza di lui nostra mamma sarebbe venuta a mancare molto prima. “Prenditi cura di tua sorella quando non ci sarò più”, diceva sempre mamma a Fabio e lui lo stava facendo. Meritava questo affetto, spero che adesso stia giocando con mia mamma, come in quella foto che ho portato. Il forte dolore che provo con la sua morte mi fa capire che la vita va vissuta nel migliore dei modi».
La sezione arbitri di Lanciano, presieduta da Igor Yuri Paolucci, ha coinvolto tutti gli associati in una raccolta fondi per sostenere la famiglia in questo momento e ha donato la maglietta e la bandierina posti sul feretro di Fabio. «Perché arbitri si rimane per sempre», dice l'ex presidente dell'Aia Lanciano, Walter Di Gregorio, «eri portato per insegnare e disponibile con tutti. Sei stato capace di trasformare tanti ragazzi, affidati a te quasi incapaci di correre, in atleti veri. Per i colleghi eri un vero amico e un autentico punto di riferimento, ci mancherai». «Tutto il quartiere ti ricorda e vive la tua perdita con grande dolore», aggiunge l'amico d'infanzia Alessandro Di Matteo, «adesso puoi volare sui campi dell'eternità».
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