Mai partiti i lavori per 15 milioni nella scuola dove crolla l’intonaco

18 Novembre 2019

Il primo maxi finanziamento risale al 2015, ma la Provincia non ha ancora appaltato l’intervento Oggi scatta la protesta degli studenti dopo l’incidente di sabato dell’alunno colpito dai calcinacci

CHIETI. L’istituto tecnico industriale Luigi di Savoia, la scuola di Chieti in cui continua a crollare l’intonaco, ha già ricevuto oltre 15 milioni di euro di finanziamenti. La Provincia, proprietaria dell’edificio, ha la disponibilità dei soldi, ma i lavori non sono ancora partiti. È tutto immobile all’Itis di via D’Aragona: di cantieri non c’è neppure l’ombra, mentre monta la protesta dei circa 1.500 studenti che – stamattina – sciopereranno dopo l’ultima caduta di calcinacci registrata sabato all’interno di una classe. Un alunno è stato colpito durante la lezione e i compagni hanno deciso di denunciare tutto, riprendendo la scena con i cellulari e pubblicando video e foto sui social network. Il primo finanziamento da 5 milioni e 236mila euro risale addirittura al 2015. Perché nessun lavoro è stato ancora appaltato? «La progettazione non è facile», risponde Mario Pupillo, presidente della Provincia. «Stavamo aspettando altri fondi, che adesso sono arrivati, per ampliare la disponibilità economica. Ci sono state varie ipotesi da percorrere: bisognava decidere anche la modalità di intervento con i vari presidi che si sono susseguiti». Una cosa è certa: è scattato di nuovo l’allarme nell’istituto che due anni fa era in cima alla lista nera delle scuole meno sicure d’Abruzzo, al punto che se ne occupò anche “Striscia la Notizia”. E da allora, nella sostanza, non è cambiato nulla.
I PRIMI SOLDI. Ma andiamo con ordine. L’architetto della Provincia Francesco Faraone fa il punto sul finanziamento del 2015, arrivato dall’Ufficio speciale ricostruzione dell’Abruzzo: «Abbiamo consegnato circa un mese fa lo studio di fattibilità tecnico-economica. Siamo in attesa di ricevere il parere favorevole per poter proseguire con la progettazione esecutiva. Come prima cosa, è previsto il miglioramento sismico della parte retrostante dell’istituto, ovvero l’edificio più antico che risale al 1870, quello in cui è iniziata la storia delle industriali. Poi si prevedono interventi di demolizione e ricostruzione di due corpi di fabbrica sui quali nessun adeguamento sarebbe efficace. Contiamo di iniziare i lavori nel 2020». Quattro anni d’attesa, dunque, non sono stati sufficienti per dare il via all’intervento. «Il complesso delle industriali è ampio e non poteva essere adeguato con 5 milioni di euro», spiega l’architetto Faraone, «ecco perché la Provincia si è mossa per ottenere altri fondi».
GLI ALTRI SOLDI. Un secondo finanziamento statale da 10 milioni e 475mila euro è arrivato la scorsa estate per eseguire opere di «miglioramento sismico su edificio non adeguabile per vincolo di interesse culturale». «Stiamo portando avanti la fase esecutiva dopo che il progetto preliminare è stato approvato dalla Regione», specifica Faraone. «Dovremo fare anche dei passaggi davanti alla Soprintendenza, perché parliamo di un edificio storico. In questo caso i lavori, che vanno conclusi entro il 2023, interesseranno il corpo principale della scuola, per intenderci quello che si affaccia su via D’Aragona».
GLI STUDENTI. Quando verrà aperto il cantiere, gli studenti potranno rimanere nello stabile? «La prima tranche di lavori, ovvero quella da 5 milioni di euro, è stata studiata in modo tale da garantire la presenza dei ragazzi e la normale attività scolastica», risponde Faraone. Discorso diverso per l’intervento da oltre 10 milioni. «Sarà un’operazione più invasiva, quindi bisognerà fare tutte le valutazioni del caso». Nel frattempo, tra i ragazzi c’è preoccupazione per l’episodio di sabato. «Domani (oggi per chi legge; ndr) faremo i sopralluoghi e un’analisi preventiva su vaste porzioni di solaio per prevenire altri distacchi», chiude Faraone.
LA POLITICA. Il dibattito si anima anche a livello politico. «Alla Provincia», dice il consigliere comunale Alessandro Marzoli (Italia Viva), «chiediamo subito interventi manutentivi nelle aule. Se non c’è sicurezza assoluta, bisogna chiudere la scuola e trovare una sede alternativa».