«Maltempo,via i dirigenti fannulloni»

30 Novembre 2015

Di Primio annuncia il repulisti: a casa gli imboscati dell’emergenza. Colonnetta: gli alberi crollano sui cavi del filobus

CHIETI. «Chi deve lavorare sull'emergenza lo faccia con maggiore solerzia ed attenzione, altrimenti ne farò a meno cacciandoli dal posto che ricoprono». L’ira del sindaco si abbatte sugli imboscati del Comune come gli alberi che ieri sono crollati sui cavi del filobus della Colonnetta. Oppure i venti metri di muro sbriciolati al cimitero. L’emergenza Colonnetta peggiora di ora in ora. Di Primio oggi bussa alla porta della Regione per chiedere 2 milioni di euro. Su Facebook ha lanciato un messaggio a D’Alfonso: «Meno chiacchiere». Ma l’invettiva è contro dirigenti e funzionari fannulloni. Superpagati ma rimasti al calduccio di casa mentre la città crolla. Ringrazia, il sindaco imbufalito, gli operai del Comune, i vigili urbani e del fuoco, gli assessori ed i volontari della protezione civile, perché c’erano durante l'emergenza maltempo. «Ma il corpo intermedio della struttura che interviene in caso di emergenze non l'ho visto. Qualcuno pensa ancora di poter risolvere tutto da casa o stando dietro un telefonino. Per me non è così. Domattina oggi, ndr) qualcosa cambierà per quello che riguarda il Coc e le responsabilità in materia di protezione civile in Comune». L’invettiva da canto dantesco s’abbatte anche su quei cittadini che modificano lo stato dei luoghi provocando allagamenti sulle strade pubbliche. Fa l’esempio di via Aterno. Quindi prende la mira e spara contro la Regione: «Venerdì mattina mi sono personalmente recato al canile per capire come stessero le cose», dice Di Primio. «Eccezionali i volontari che stavano ad accudire i cani nonostante tutto. Ma per l'Alento è evidente che se non si provvede alla pulizia dell'alveo del fiume il problema delle esondazioni non lo risolveremo mai. Anche su questo la Regione facesse meno chiacchiere. Eviterei i perditempo, quelli che amano le passerelle ed i soloni». Non fa nomi Di Primio. Ma ce l’ha con D’Alfonso. E con i fannulloni dell’emergenza che avrebbero le ore contate. «Per quanto attiene l'apparato comunale (evidentemente non mi riferisco a chi c'è stato in questi tre giorni) non sono affatto soddisfatto. Chi sta nella macchina dell’emergenza non può pensare né agli orari, né può credere di chiudere baracca per riaprire al lunedì». Post scriptum: un plauso va anche agli operai dell’Enel che hanno lavorato di domenica per riportare la luce in via Arenazze.(l.c.)