Mamma morta, paese in lacrime: aiutate il bimbo a non sentirsi solo

Appello di don Giuseppe davanti alla chiesa gremita per l’ultimo saluto a Stefania Di Michele, 40 anni Il marito: «Nostro figlio Davide è il dono più prezioso, lo guarderò quando sarà dura andare avanti»
PRETORO. Una sognatrice con i piedi ben piantati per terra. Una moglie e madre autentica, in grado di apprezzare le piccole e semplici gioie quotidiane, che si impegnava giorno per giorno per rendere bella e speciale la sua vita e quella della sua famiglia. Un’amica propositiva, dal sorriso largo e contagioso che era il suo biglietto da visita e che ieri hanno pianto le centinaia di persone assiepate nella chiesetta in pietra bianca dedicata a San Nicola, all’imbocco del borgo medievale di Pretoro. L’hanno ricordata così Stefania Di Michele, morta a 40 anni in un terribile incidente stradale lungo la fondovalle Alento, lasciando il marito Pietro Caruso, 48 anni, e il figlioletto Davide di soli 8 anni che ancora non sa di aver perso la sua mamma.
Sogni e progetti di vita spezzati, rievocati nel giorno dell’addio con le parole commoventi del sacerdote don Giuseppe che conosceva bene la storia dei due sposi e che ieri ha officiato il rito funebre: «Pietro, quando mi ha comunicato di voler sposare Stefania, aveva gli occhi di chi ha scoperto un tesoro ed era disposto a tutto pur di mantenerlo. Per lei ha messo tutto in secondo piano: l’impegno politico nell’amministrazione comunale, quello sportivo con la squadra di calcio e con la cerchia di amici con cui amava divertirsi, perché quando ci si trova davanti qualcosa di molto bello tutto il resto impallidisce. Mi disse: “Ci ho messo 36 anni, ma ho trovato una persona speciale”. E in effetti Stefania era speciale per tutti noi, ci mancherà tantissimo». Sulla bara in legno chiaro, tra cuscini di girasoli e rose bianche, la foto sorridente di Stefania Di Michele irradia una luce delicata nella navata gremita, tra i banchi occupati dai genitori Fausto e Marinella, dalla sorella Daniela e dalla nonna Lina, accanto ai cognati Paolo, Antonella e Rocco, alla suocera Maria e ai nipoti Martina con Mattia, Virginio e Giovanni, poco dietro le amiche Chiara, Gabriella e Marina, gli zii, i cugini e i parenti. A unirsi al dolore anche il sindaco di Pretoro Diego Giangiulli, che ha parlato di «ferita al cuore del paese», e una nutrita delegazione dell’associazione nazionale dei carabinieri, di cui il marito è consigliere e socio. Sopravvissuto allo schianto insieme al figlio, Pietro non ha partecipato al rito funebre perché ricoverato in ospedale insieme al bimbo, ma ha scritto di suo pugno un messaggio che è stato letto in chiesa da un’amica: «Ti ho incontrata nella notte di San Lorenzo», dice rivolgendosi alla moglie, «il nostro è stato un colpo di fulmine. Ci ho messo 10 minuti a innamorarmi di te e nello stesso tempo ti ho persa. Hai realizzato uno dei tuoi sogni: festeggiare i tuoi 40 anni a Londra. Gli altri sono andati in fumo per colpa di un destino crudele, ma io farò di tutto per realizzarli. Nostro figlio Davide è il dono più prezioso, è lui che guarderò quando sarà dura andare avanti. Ti ritroverò nei suoi occhi e nel suo sorriso. Salutami tanto il mio papà che ora potrai conoscere».
Un pensiero per il piccolo Davide e un appello alla comunità parrocchiale arriva anche da don Giuseppe: «Stefania ha sacrificato anche la sua realizzazione professionale per la sua famiglia. Il piccolo Davide porterà sul corpo e nell’anima i segni di questo tragico evento. Ma dentro di lui ci sono le parti migliori di questi due sposi, potrà attingere sempre a questa eredità. Adesso un intero villaggio dovrà fare in modo che non si senta mai solo e orfano di madre. Aiutatelo».
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