Manca l’acqua, i commercianti: «Ora l’Aca deve risarcire i danni»

17 Luglio 2024

I titolari di locali, bar e ristoranti sono pronti alla class action: «In fumo fino a due terzi degli incassi Le chiusure iniziano prima degli orari comunicati. E gli sbalzi di pressione rovinano le attrezzature»

CHIETI. Commercianti senz’acqua minacciano una class action contro l’Aca. Chiusure improvvise, orari di riapertura non rispettati, continui cali di pressione mettono a dura prova le attività commerciali. Soprattutto quelle che lavorano nella notte. Mentre l’amministrazione comunale prova la strada del dialogo istituzionale con la società di gestione idrica, diretta da Giovanna Brandelli, gli esercenti più bersagliati vorrebbero invece passare alle maniere forti per ottenere un risarcimento danni.
CLASS ACTION
«Ho chiesto al sindaco Diego Ferrara di sostenere una class action di noi commercianti contro l0Aca», dice Niki Sprecacenere, titolare del locale Sprecacè, in vico Mercatello, «l’acqua la staccano sempre prima di quanto viene comunicato. Dicono che va via alle 23 ma alle 22 già non c’è più. Siamo costretti a chiudere la cucina prima del previsto. Dobbiamo lavorare con la plastica, per cui c’è un esborso economico non preventivato. Per noi locali che lavoriamo di sera la situazione è davvero difficile. Due terzi di incasso vanno in fumo». Ci sono problemi anche per i bar che lavorano di notte. Il Bon Bon, a piazza Vico, è uno di questi: «Noi chiudiamo intorno alla mezzanotte e mezza ma dobbiamo riorganizzare tutto il lavoro a causa delle chiusure», dice la barista Asia De Luca, «a partire dall’utilizzo della plastica da una certa ora in poi. Noi apriamo al mattino alle 6,30 ed è capitato che a quell’ora l’acqua non fosse ancora tornata, nonostante alle 6 fosse prevista la riapertura».
RISTORANTI IN DIFFICOLTà
Aderirebbe volentieri a una class action anche Davide Casamoro, titolare dell’omonimo ristorante di via De Lollis: «L’acqua va via prima del previsto, senza una preventiva e adeguata informazione. Io sto correndo ai ripari acquistando un’autoclave. Si tratta di una spesa di oltre 2.000 euro. Credo che le attività commerciali dovrebbero essere in qualche modo salvaguardate e non costrette a tamponare disservizi». La tavola calda Il Vicolo, in via Arcivescovado, non lavora di notte ma, riferisce la proprietaria Antonella Giardinelli, «siamo in difficoltà anche durante la giornata, perché ci sono improvvisi sbalzi di pressione in orari casuali che provocano rotture nelle nostre attrezzature, come la macchine del caffè o del ghiaccio».
LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
Le associazioni di categoria scendono al fianco dei loro associati. Per Marina De Marco, presidente Confesercenti Chieti, «in questa difficile condizione è molto importante che ci siano incentivi all’acquisto delle autoclavi. Purtroppo le condizioni climatiche stanno cambiano e dobbiamo rivedere l’intero sistema di gestione della risorsa idrica». Per la presidente provinciale di Confcommercio Chieti, Marisa Tiberio, «il problema è grave e generalizzato, non solo grava su quelle attività commerciali che non hanno serbatoi di accumulo ma anche sulle famiglie in generale. Posso dire per esperienza diretta che ci sono certe zone della città in cui non solo manca l’acqua di notte ma anche di giorno: a Santa Maria, ad esempio, ci sono intere mattinate con i rubinetti a secco». Confartigianato ha promosso uno studio sulle reti idriche regionali nel 2023 rilevando come, «ormai da tempo», dice il direttore Confartigianato Chieti L’Aquila Daniele Giangiulli, «l’acquedotto teatino sia il peggiore d’Italia. Se l’Abruzzo, con una dispersione in distribuzione pari al 59,8%, è al secondo posto dopo la Basilicata, Chieti è maglia nera d’Italia: nel comune si perde il 71,7% dell’acqua immessa in rete».
©RIPRODUZIONE RISERVATA