Manifestazione a Roma per l’artista ucciso

Amici e familiari chiedono giustizia per Ranieri, il 55enne di Paglieta ammazzato due mesi fa
PAGLIETA. Amici, familiari, abitanti del quartiere. Erano una ottantina, sabato pomeriggio a Roma, a chiedere verità e giustizia per Umberto Ranieri, l’artista 55enne originario di Paglieta brutalmente ucciso due mesi fa a largo Preneste. Qui si sono dati appuntamento quanti conoscevano e amavano Umberto, il suo carattere mite e generoso, il suo essere senza filtri, che lo portavano ad avere una parola per tutti, a dare una mano a chi era in difficoltà. Quell’aiuto che oggi servirebbe alla famiglia e agli investigatori per capire chi è stato a ferirlo a morte, e però non arriva. Per questo familiari e amici sono voluti scendere in strada, nella stessa piazza dove Umberto è stato aggredito il 17 marzo scorso, per poi morire tre giorni dopo a causa delle lesioni irreversibili. Largo Preneste è stato allestito con fiori, candele, bandiere della pace e tre cartelloni con l’immagine dell’artista e la scritta: “Verità e giustizia per Umberto”. Gli amici del bar e del quartiere gli hanno dedicato una targa: “Non c’è cura per la nascita né per la morte, tu hai cercato di goderti l’intervallo. Ciao Nniet”, ovvero Nniet Brovdi, il suo pseudonimo da artista. C’erano la mamma Anna e il papà Filomeno, la zia Maria Ranieri, la cugina Paola Abbonizio, comitati di quartiere, associazioni Lgbt, ma anche chi conosceva Umberto solo di vista, magari per averlo visto al bar o nel quartiere e che ha voluto testimoniare la sua vicinanza alla famiglia. «E’ stata una cerimonia intima, molto bella e sentita», racconta la cugina di Ranieri, «hanno preso la parola gli amici, la zia, per raccontare chi era Umberto. Abbiamo parlato di giustizia, di quanto mio cugino meriti che si faccia chiarezza. Se il suo omicidio resta senza colpevoli sarà un’ingiustizia». Il degrado in cui versa la piazza, con rifiuti sparsi a terra e sotto le panchine, bottiglie di vetro accatastate e vegetazione incolta, mostra il lato più oscuro di questa zona della capitale, dove si registra molta delinquenza e non ci sono telecamere. «Abbiamo percepito omertà e paura da parte di chi vive qui, anche se qualcuno ha visto non parla per questo motivo», spiega la famiglia, «questo è molto crudele, ci fa stare male, perché non possiamo avere risposte». Risposte che, a questo punto, si spera possano venire dalle indagini. Oggi, sempre a Roma, sono previsti accertamenti tecnici per la conclusione degli esami autoptici.

