Mansioni inferiori, Stellantis condannata

5 Luglio 2024

Atessa. Operaio ottiene dalla Corte d’appello il risarcimento del danno professionale e biologico

ATESSA. Impiegato per anni in mansioni inferiori rispetto all'inquadramento e alla professionalità acquisita, un operaio di San Salvo ha ottenuto la condanna della società al risarcimento non solo del danno professionale ma anche di quello biologico subito. L'iter legale della vicenda lavorativa di Tony Riccitelli parte dagli anni 2007-2010, quando il dipendente ha denunciato di aver svolto mansioni superiori rispetto al suo livello d’inquadramento, e 2010-2017 quando, al contrario, è stato assegnato a mansioni inferiori. Il 17 giugno 2013 Riccitelli ha citato in giudizio la società Plastic components and modules automotive spa (oggi Stellantis Europe) di Atessa. Ma è stata la Corte d'appello dell'Aquila, con la sentenza del 7 giugno 2018, ad accogliere l’appello del lavoratore e a riformare la sentenza di primo grado, condannando la società a reintegrarlo nelle mansioni svolte fino al marzo 2010 o in altre equivalenti e a corrispondere le differenze retributive maturate, oltre rivalutazione e interessi. Nonostante la sentenza, la società avrebbe continuato ad impiegare il lavoratore in mansioni inferiori rispetto all’inquadramento e alla professionalità acquisita.
Sulla vicenda si è espresso anche il tribunale di Lanciano, in funzione di giudice del lavoro, che con una sentenza non definitiva ha accertato e dichiarato l’illegittimità dell’assegnazione di Riccitelli, condannando la società a risarcirlo per il danno pari al 25% delle retribuzioni dovute per il periodo di demansionamento, corrispondente a 13 anni e 7 mesi. Con la sentenza definitiva del 19 giugno scorso, dopo l'espletamento della consulenza tecnica, il tribunale ha condannato la società anche al risarcimento del danno biologico, riconoscendo non solo il danno professionale ma anche le conseguenze su salute e benessere del lavoratore.
«Finalmente giustizia dopo anni di lotte legali», commentano soddisfatti i difensori di Riccitelli, gli avvocati Marialucia D'Aloisio e Carmine Di Risio, «questa sentenza non solo conferma l'illegittimità del demansionamento subito dal nostro assistito, ma sancisce anche il dovere delle aziende di rispettare i diritti dei lavoratori, valorizzandone le competenze e tutelandone la dignità professionale. Speriamo che questa vittoria possa essere un segnale forte per tutti i lavoratori che si trovano in situazioni simili e che abbiano bisogno di far valere i propri diritti». (s.so.)
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