Manzi e i trent’anni di studi sulla Maiella

8 Dicembre 2021

Gessopalena. Presentato l’ultimo libro del naturalista e botanico: ricerche sul campo e negli archivi

GESSOPALENA. Presentato nel teatro comunale di Gessopalena, l’ultimo libro di Aurelio Manzi dal titolo “Maiella orientale, quando la geologia diventa mito”, edito da Textus, è già sul mercato.
Naturalista e botanico, autore di oltre duecento pubblicazioni, Manzi ha in questo testo racchiuso un trentennio e oltre di ricerche sul campo, nelle biblioteche e negli archivi pubblici e privati.
La Maiella orientale è stata ed è il suo campo preferito di esplorazione, fatta di escursioni in quota e nei valloni alla ricerca di una pittura rupestre o di una efflorescenza sconosciuta ai più, ma presente nei racconti di qualche vecchio pastore.
È un esploratore che fa esplorare a chi gli sta vicino l’ambiente umano e naturale in cui si vive, cercando di rompere quel tabù misterioso per cui in questo lungo dopoguerra si è preferito e si preferisce ancora ignorare e distruggere gli antichi borghi (abitazioni, luoghi di culto pubblici e privati), masserie del primo Ottocento costruite con lapidi funerarie romane, le campagne abbandonate e rinselvatichite che da un lato ridanno vita ai boschi protettivi, ma fanno sparire antichissime colture come il sedano nero, l’insalata della vigna e vitigni autoctoni.
Il libro, tradotto in inglese da Scott Alan Stuart, è arricchito di un apparato fotografico di Bruno D’Amicis, collaboratore del National Geographic, ed è diviso in due parti: “Raccontare la montagna” e “Raccontare l’uomo”.
La Maiella è una specie di gigante calcareo con i piedi di argilla, nel senso che il suo territorio circostante è un “mare tormentato” da varie forme geologiche e argillose, che danno vita a piante straordinarie ma hanno creato tragedie umane come le “lamature”, frane gigantesche visibili ancora oggi, la frana preistorica di Lettopalena che cinquemila anni fa collassò dalla montagna ostruendo il flusso dell’Aventino e creando un lago sulla cui sponda meridionale nacque Palena, paese ricchissimo di storia geologica (con il museo paleontologico sorto grazie alle ricerche appassionate del compianto Erminio Di Carlo), di storia umana (il Castello ducale dei Caldora), religiosa (dal suo Porrara originarono i primi eremi della Maiella), orografica con gli inghiottitoi del Quarto di Santa Chiara che danno origine all’Aventino.
È un libro da leggere e da rileggere, «una dichiarazione d’amore per questo territorio», ha detto Manzi, che però si duole per quel motto crociano secondo il quale si è «figli del proprio tempo, piuttosto che figli del proprio luogo».
Lui si sente figlio di questo luogo. E non solo lui.
Gino Melchiorre
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