Manzi: Sevel investa in tecnologie e operai

Atessa. La fabbrica verso la produzione del nuovo Ducato. L’esponente Uilm: serve una nuova programmazione
ATESSA. È al suo giro di boa la Sevel, fabbrica del Ducato Fiat e dei gemelli Peugeot e Citroen e una delle più prolifiche d’Abruzzo, per numeri dell’export e contributo al Pil regionale. Da una parte un passato glorioso di successi e record produttivi (nel 2014, 2015 e 2016 i veicoli prodotti sono stati rispettivamente 230mila, 260.800 e 290.009 e per il 2017 si parla già di un altro primato) e dall’altra la vera sfida dei prossimi anni: un nuovo modello di Ducato e la prospettiva di un mercato sempre più agguerrito e “assetato” di modelli green, dinamici, leggeri, dai consumi bassi e prestazioni ottimali e di motori non più diesel, ma sempre più votati all’ibrido e all’elettrico.
A chiamare ad una riflessione immediata sul futuro di Sevel e sulle pecche di uno stabilimento che comincia a risentire di tutti i suoi 36 anni di vita, è il coordinatore generale della Uilm-Uil Abruzzo, Nicola Manzi. Per il responsabile della Uilm è urgente una programmazione seria che, avverte, «deve partire fin da subito. Come si può affrontare la realizzazione del nuovo Ducato, prevista per il biennio 2019/2020, con una fabbrica che è quasi al limite della sua capacità produttiva?», rimarca il coordinatore della Uilm Abruzzo. «C’è bisogno di investire in tecnologie (quindi macchinari, sistemi operativi etc), nuovi capitali, come ad esempio finanziamenti da parte della Comunità europea, innovazione, risorse umane. I dipendenti lamentano, ormai da tempo, disagi e ritmi di lavoro troppo intensi in alcune officine. Ancora, maltempo, acquazzoni, black-out elettrici sempre più frequenti hanno messo negli ultimi anni a dura prova la tenuta della fabbrica, con conseguenze negative per i lavoratori e le loro famiglie, chiamati a recuperare le giornate lavorative perse, in un già fitto calendario di straordinari programmati mese per mese. Investire su nuove macchine dunque significa anche questo: utilizzare meno gli straordinari e sovraccaricare meno la forza lavoro. Storicamente», prosegue Manzi, «le istituzioni vengono coinvolte soprattutto al capezzale delle fabbriche in crisi, ma bisogna invertire questa tendenza e cercare di valorizzare le aziende forti e stabili sul territorio, offrendo tutte le opportunità a disposizione affinché queste aziende continuino a garantire sviluppo, crescita occupazionale e a valorizzare l’economia del territorio. Rendere un territorio competitivo significa offrire un tessuto industriale di primo livello, con servizi e infrastrutture che rispondono alle esigenze delle aziende e dei lavoratori che operano in esse. Non facciamoci trovare impreparati o pagheremo a caro prezzo l’eterno attendismo della politica e questa volta il risultato sarà devastante”. Manzi ipotizza anche di poter far convogliare in Abruzzo gran parte della sub-formitura Fca dato che l’indotto Sevel è già presente in regione per un 15% delle aziende fornitrici».
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