Marche fasulle, risarcimento all’Erario

San Salvo. La Corte dei conti condanna l’ex dirigente del Comune, Alfonso Monaco, al pagamento di circa 50mila euro
SAN SALVO. Contrattopoli. Dopo la condanna penale, per Alfonso Monaco, funzionario del Comune, arriva anche l’ordine di risarcimento da parte dei giudici della Corte dei conti. Dovrà pagare quasi 50mila euro. La vicenda inizia il 22 novembre 2013. Su denuncia del Comune la guardia di finanza acquisisce documenti nell’ufficio Appalti e contratti. Su delega della Procura viene sequestrata documentazione relativa all’attività dell’ufficio comunale nel periodo compreso tra il 1998 e il 2012.
Ottobre 2015. Alfonso Monaco, assistito dall’avvocato Marco Di Rito, patteggia la pena di 2 anni. Il Comune, che in giudizio si è costituito parte civile rappresentato da Emanuela De Nicolis, chiede il risarcimento. Agosto 2016. Il caso “Contrattopoli” regala un altro colpo di scena. I giudici della Corte dei Conti Federico Pepe, presidente; Elena Tomassini, giudice estensore e Gerardo De Marco relatore, hanno condannato Monaco a risarcire 47.691.91 euro oltre gli interessi, la rivalutazione monetaria e le spese di giustizia, quale danno conseguente alla contraffazione, alterazione e riutilizzo di marche da bollo nello svolgimento dell’attività svolta presso il Comune. In particolare i giudici amministrativi hanno contestato al funzionario di aver utilizzato, tra il 1998 e il 2011, marche totalmente contraffatte per un valore di 34.916,15 euro oltre a marche alterate nel valore per un importo aggiuntivo di euro 85,64 euro e marche asportate da atti precedenti ed apposte su nuovi contratti per un valore di 7.690,12euro. «A ciò», spiega la sentenza, «deve aggiungersi, ad avviso della Procura, la somma di 5mila euro a titolo di danno da disservizio, in ragione della minuziosa e laboriosa attività di verifica di tutte le marche da bollo utilizzate presso il Comune di San Salvo nell’intero periodo in questione. Lo scors aprile la difesa di Monaco aveva contestato la condanna per mancanza di prove e carenza istruttoria. I giudici amministrativi rigettano l’ipotesi. «Monaco era titolare (e lo era stato per molti anni, ndc) dell’ufficio presso cui gli atti in questione erano formati o comunque custoditi in repertorio. Lui, principalmente, aveva libero e costante accesso a tutti gli atti in questione, sicché non appare minimamente credibile l’ipotesi che le marche da bollo fasulle siano state apposte, a sua completa insaputa, da altri dipendenti o addirittura dai segretari comunali avvicendatisi nell’ente locale nel corso degli anni», sentenzia la Corte dei conti. La guardia di finanza ascoltò centinaia di testimoni. Il Comune si è costituito parte civile in sede penale e ha dovuto prestare assistenza all’autorità giudiziaria, distogliendo personale dalle attività ordinarie dell’istituto: anche questo dovrà essere risarcito.
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