Chieti

Marchionne, 8 anni fa l’addio. I parenti: «Quei compleanni con noi, amava parlare il dialetto»

27 Luglio 2026

I ricordi del grande manager da Chieti Scalo: «Veniva la domenica, è come se non fosse mai andato via. È giusto che la città ne coltivi la memoria, sì all’intitolazione di un’opera pubblica»

CHIETI. «Gna sti?». Bastavano due parole in dialetto teatino perché Sergio Marchionne, appena varcata la porta della casa dei parenti a Chieti Scalo, lasciasse fuori il manager conosciuto in tutto il mondo e tornasse semplicemente Sergio. A custodire questo ricordo è Mauro Bassi, molto conosciuto in città come storico presidente del River 65, società di calcio nella quale sono cresciute generazioni di giovani teatini. Bassi è il marito di Patrizia Falasca, cugina di primo grado dell’ex amministratore delegato della Fiat.

Il legame passa attraverso Elisa Marchionne, madre di Patrizia e sorella di Concezio Marchionne, padre di Sergio. La casa dello Scalo, dove Bassi vive ancora oggi, era uno dei luoghi nei quali il futuro protagonista dell’industria mondiale ritrovava la dimensione più privata della propria vita.

«La domenica venivano spesso a pranzo da noi», racconta Bassi. «Sergio e mia moglie avevano appena due o tre anni di differenza e da bambini giocavano insieme. Il rapporto è rimasto stretto anche quando la sua carriera aveva già assunto un rilievo importante in Europa, ben prima che diventasse famoso per tutti».

Marchionne nacque all’ospedale di Chieti il 17 giugno 1952. Il padre Concezio, originario di Cugnoli, era maresciallo dei carabinieri, mentre la madre Maria Zuccon aveva origini veneto-istriane. La famiglia abitò prima in via Ferdinando Galiani, nel quartiere Santa Maria, e poi in via Menozzi Guzzi. Frequentò le elementari alla Nolli e le scuole medie in città, prima di trasferirsi in Canada all’età di 14 anni.

La casa di Chieti Scalo rimase uno dei punti di riferimento della famiglia. È qui che il manager abbandonava il tono severo mostrato nelle apparizioni pubbliche. «Appena entrava mi abbracciava e la prima cosa che diceva era “Gna sti?”», ricorda Bassi. «Da quel momento si parlava in dialetto. Era come se non fosse mai andato via. La persona che vedevamo in televisione spariva completamente. In famiglia era semplice, affettuoso e spontaneo».

Il successo, assicura il parente, non ne aveva modificato il carattere. «Io ho vissuto anche la fase in cui era già un manager importante, sebbene non ancora noto al grande pubblico. Con noi non cambiava nulla. Tornava, si sedeva a tavola, parlava e scherzava come aveva sempre fatto. Non faceva mai pesare la posizione raggiunta».

A mantenere vivo il rapporto con Chieti contribuiva anche la madre. «D’estate zia Maria trascorreva da noi almeno un mese», prosegue Bassi. «Quella presenza diventava per Sergio un motivo in più per fermarsi. Quando riusciva a passare, la tappa a casa nostra era fissa. Per ragioni di sicurezza alloggiava in albergo e si muoveva con le guardie del corpo, ma restava con noi un paio di giorni».

Con il passare degli anni le visite divennero più rare. «Ci siamo visti personalmente fino a circa due anni prima della sua morte», racconta Bassi. «Era diventato troppo importante a livello mondiale e doveva essere tutelato in ogni spostamento. Dopo la scomparsa di sua madre venne meno un’altra delle ragioni che lo portavano a fermarsi più spesso». Tra le immagini più care rimane quella dei compleanni festeggiati insieme. «Io, Sergio e mia moglie siamo tutti nati nel mese di giugno, a distanza di uno o due giorni l’uno dall’altro. Per alcuni anni abbiamo festeggiato insieme e lui tornava apposta per quella ricorrenza».

Il lavoro occupava quasi interamente le sue giornate. «Il suo orario iniziava alle quattro del mattino e arrivava fino a mezzanotte», riferisce Bassi. «Fumava tre o quattro pacchetti di sigarette al giorno. Quella era la sua vita e, secondo me, era anche il suo divertimento. Il lavoro era la sua vera passione».

Marchionne, tuttavia, non viveva soltanto di numeri e strategie industriali. «Leggeva moltissimo ed era un conoscitore a tutto tondo», aggiunge Bassi. «Aveva interessi nella cultura, nella musica e nella comunicazione. Ricordo che quando in Fiat c’erano rapporti commerciali con Fiorello per la pubblicità, se ne occupava direttamente lui. Aveva una curiosità che non si esauriva mai».

Lo stesso Marchionne, in un articolo scritto per il Centro nel 2013, aveva raccontato il rapporto mai reciso con l’Abruzzo, ricordando di essere nato e cresciuto a Chieti e di tornare appena possibile per incontrare i parenti rimasti tra il Chietino e il Pescarese. Un legame che, nel ricordo di Bassi, non venne mai sacrificato neppure negli anni più intensi della carriera.

Da qui nasce la convinzione che Chieti debba ricordarlo in maniera concreta. «Sarebbe una cosa bella», afferma Bassi, «la città ha dato i natali a tanti personaggi importanti che, con il passare del tempo, rischiano di essere dimenticati. Sergio ha portato il nome di Chieti nel mondo e ha preso in mano un’azienda sull’orlo del fallimento, riuscendo a trasformarla». L’auspicio si lega al progetto annunciato dal sindaco Giovanni Legnini di intitolare a Marchionne la nuova scuola destinata a raccogliere l’eredità dell’ex Vicentini, frequentata da colui che sarebbe diventato il futuro manager di fama mondiale. Un riconoscimento per un uomo divenuto celebre per le sue capacità e rimasto profondamente legato alla città in cui aveva trascorso gli anni della formazione, che riporterebbe la sua figura nei luoghi dell’infanzia e la consegnerebbe alle nuove generazioni.