Marfisi verso il processo

18 Maggio 2017

Uccise moglie e amica: la Procura propende per il giudizio immediato

ORTONA. È nella fase del «so» e «non so». La confusione è tanta. Parla come se nella sua vita non fosse accaduto nulla ma nei pochi momenti di lucidità che attraversano la sua mente, piange. Anche quando incontra il suo avvocato difensore, il volto gli si riga di lacrime. Francesco Marfisi, 50 anni, operaio della Cogas, da oltre un mese è rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo di Lanciano. La sua furia omicida, innescata dalla gelosia, lo ha portato a compiere il duplice femminicidio di Ortona lo scorso 13 aprile. Sotto le sue quaranta pugnalate sono morte la moglie Letizia Primiterra, 47 anni, e Laura Pezzella, di 33. Per quella vicenda, il sostituto procuratore, Giancarlo Ciani, titolare dell’inchiesta, nei prossimi giorni si esprimerà per il giudizio immediato, che significa avviare un procedimento penale speciale caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare per la sussistenza di alcuni requisiti tra i quali, com’è in questo caso, l’evidenza della prova. L’interrogatorio effettuato in sede di convalida dell’arresto o del fermo o l’interrogatorio di garanzia della persona sottoposta a misura cautelare, come nel caso di Marfisi, è del tutto idoneo a consentire l’applicazione del rito speciale. La richiesta di giudizio immediato deve essere trasmessa alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari (Gip) entro novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato.
«I colloqui con il mio assistito sono del tutto inutili per impiantare eventuali strategie difensive», sostiene l’avvocato di Marfisi, Rocco Giancristofaro, di Ortona, «visto che il mio assistito non è in sè. Probabilmente arriverà il momento in cui si renderà conto di quanto è accaduto e forse quello sarà il momento peggiore, ma per ora non è così. Non ricorda nulla di quanto è successo in quel pomeriggio di poco più di un mese fa». Il movente del duplice delitto, dunque, è stato la gelosia. È lo stesso il sostituto procuratore Ciani a sostenerlo quando scrive che il giorno che ha preceduto il duplice omicidio «in occasione del compleanno della moglie, Marfisi l’ha incontrata in un bar in compagnia di Pezzella. Ma lei ha rifiutato di ricevere gli auguri dicendogli che voleva essere lasciata sola con l’amica in quanto sua amante e nuova compagna».
Sempre secondo la Procura, la rabbia omicida di Marfisi cresce fino da esplodere dopo una seconda frase pronunciata dalla moglie, quella, dice Ciani «che aveva avuto, proprio il giorno del suo compleanno, un rapporto sessuale con la sua amica». Una frase che i familiari di Letizia e Laura hanno sempre respinto. Una frase che potrebbe essere stata anche solo una provocazione, non rispondente alla realtà. Ma la procura non lo rimarca, anche se lo fa intendere quando aggiunge che Marfisi ha «ideato e voluto il progetto criminale anche in ragione del fatto che le due donne lo dileggiavano definendolo “cucco”, e nella sua città, Ortona, si sentiva deriso per la divulgazione della notizia sul rapporto sentimentale tra le due donne».
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