Maria, ecco le ultime immagini prima di sparire dall’autogrill. Il compagno davanti al pm

23 Ottobre 2026

Oggi il convivente dovrà chiarire tutte le incongruenze del suo primo racconto

Dal ritorno a Mottola con le ricerche appena iniziate fino all’automobile lavata

FRANCAVILLA AL MARE

Quaranta chilometri o quasi separano la sua casa di Mottola dalla questura di Taranto. L’appuntamento, stamattina, è fissato in quegli uffici. Tocca a Vito Palagiano, il compagno di Maria Ionescu, la donna trovata impiccata con il filo di ferro a un ulivo dopo essere sparita nel nulla dall’autogrill Alento Ovest. Sarà ascoltato nuovamente, come persona informata sui fatti, dal pubblico ministero Giancarlo Ciani e dai poliziotti della squadra mobile di Chieti, diretti da Francesco D’Antonio.

L’ex agente penitenziario, 67 anni, è chiamato a sciogliere la serie di incongruenze affiorate dal suo primo racconto, reso in occasione dell’audizione di giovedì 16 ottobre. Proprio quel giorno veniva ritrovato il corpo della compagna, 66 anni, di origini romene, nelle campagne di contrada Santa Cecilia, a Francavilla al Mare, dopo la sparizione dall’area di servizio sull’A14 mentre la coppia rientrava verso la Puglia a seguito di qualche ora trascorsa a Rimini. L’uomo non figura tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta, al momento contro ignoti, con l’ipotesi di reato di «morte come conseguenza di altro reato». Eppure restano da scandagliare numerosi aspetti di una vicenda assediata da una marea di domande senza risposte e da troppi punti poco chiari, dentro un presunto suicidio segnato da una lunga catena di stranezze. Perché quel primo faccia a faccia di più di una settimana fa davanti al magistrato e agli investigatori si è dimostrato del tutto insufficiente. Anzi: ha finito soltanto per moltiplicare gli interrogativi.

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Cade subito un primo tassello della versione fornita da Vito: risulta falso che lui e Maria, durante la sosta a Rimini, abbiano telefonato al figlio di lei, che abita proprio lì, chiedendo in prestito il cellulare a un passante. Già, perché in questa storia persino intorno agli smartphone si annidano fitti misteri. Quanto può apparire credibile che la coppia sia partita per risalire in automobile l’Italia intera senza un cellulare in tasca, né lui né lei, perché entrambi gli apparecchi erano rotti?

È vero che Vito ha lanciato immediatamente l’allarme, intorno alle cinque del mattino, appena Maria è svanita dall’autogrill. Resta però quantomeno anomalo il seguito: passate neanche tre ore, ovvero proprio mentre le ricerche erano da poco ripartite, l’uomo è risalito sulla sua auto per riprendere il viaggio verso Mottola, dove ha poi presentato la denuncia di scomparsa ai carabinieri. Così come appare anomala la tappa successiva: una volta uscito dalla caserma, è andato dritto all’autolavaggio per pulire a fondo, dentro e fuori, la sua Mercedes.

Altro mistero è la profonda e fresca ferita, compatibile con una coltellata, che Palagiano porta sul collo. Al momento della scomparsa, stando ai primi riscontri, quel taglio già c’era. Resta da capire, e non è proprio un aspetto secondario, in quale modo se lo sia procurato. In tutto questo contesto pesano poi i rapporti nella coppia, che i vicini di casa indicano come estremamente conflittuali. Secondo chi abita nello stesso palazzo, i litigi erano frequenti. E Vito sarebbe stato anche manesco. Serviranno tuttavia le indagini per chiarirlo.

Così come resta difficile spiegare in che modo Maria, segnata da problemi di deambulazione, sia riuscita a percorrere più di due chilometri nelle scoscese campagne abruzzesi, luoghi impervi in cui lei non era mai stata prima. Gli ultimi passi certi restano impressi nei filmati delle telecamere dell’area di servizio, come si può vedere dalle immagini pubblicate in questa pagina: riprendono Maria quando entra nell’area di servizio. La inquadrano quando esce dal bagno dove, racconta il compagno, aveva detto di dover andare per recuperare una sciarpa che si era dimenticata. E la seguono infine quando esce dall’autogrill e si allontana, da sola, scomparendo dalla zona coperta dall’impianto di videosorveglianza. Proprio da quel momento è nato un giallo ancora senza soluzione, in attesa anche dei risultati dell’autopsia che non arriveranno prima di due mesi.