Marinaio morto, via agli esami sul telefono

9 Settembre 2021

Si cerca la verità sul caso del 21enne trovato senza vita sulla nave a Brindisi: accertamenti sulle chat

LANCIANO. Cercano risposte tra il dolore che li attanaglia i familiari e gli amici di Giuseppe Antonio Gelsomino, 21 anni, marinaio di seconda classe sulla nave Staffetta, trovato morto per un colpo d’arma da fuoco alla testa nella sala mensa della nave ormeggiata a Brindisi la mattina del 6 agosto. E ora un tassello in più in questo intricato giallo potrebbe arrivare dagli accertamenti tecnici irripetibili sul cellulare del 21enne fatte dal perito Silverio Greco. Ieri il procuratore di Brindisi Pierpaolo Montinaro, titolare dell’inchiesta aperta contro ignoti per istigazione al suicidio e affidata ai carabinieri di Brindisi, ha conferito l’incarico a Greco che si è messo a lavoro per cercare magari anche nelle chat, nelle foto e nelle chiamate del ragazzo che amava la vita e aveva mille progetti, elementi utili alle indagini e capire se davvero si possa parlare di istigazione al suicidio.
«Non abbiamo un perito di parte questa volta», spiega l’avvocato della famiglia Gelsomino, Daniela Giancristofaro, «ci affidiamo alla Procura e al rapporto che stilerà. Ho inviato una memoria con degli screenshot di messaggi che Giuseppe Antonio aveva su un altro telefonino che è a Lanciano e che ho chiesto di inserire tra gli accertamenti, ma non ho avuto risposte. Sappiamo i risultati generici dell’autopsia, fatta da Antonio Carusi e dal nostro perito Raffaele Ciccarese, che ha evidenziato che il colpo sparato dalla Beretta è entrato dalla tempia destra ed è fuoriuscito da quella sinistra e che è compatibile con l’istigazione al suicidio o il suicidio. Ma non abbiamo altro; le risposte dagli esami istologici e tossicologici, del test per le tracce di polvere da sparo. Per ora non trapela alcunché dalla Procura e tanto meno dalla Marina (presente con un picchetto d’onore al funerale, ndc)». E risposte le cerca la famiglia del ragazzo, gli amici che con lui, pochi giorni prima, il 20 luglio, avevano festeggiato gioiosi il compleanno e sono sicuri che Giuseppe Antonio non si sarebbe mai suicidato. «Non quadrano diversi elementi, in primis proprio la pistola trovata accanto a Giuseppe. Non doveva averla», dice l’avvocato Giancristofaro. «Chi gliela ha data? Chi c’era con lui quella notte sulla nave? Le telecamere ci sono: funzionavano?».
Domani ci sarà una messa per ricordare Giuseppe Antonio a un mese dalla scomparsa, alle 18.30 nella chiesa dello Spirito Santo. (t.d.r.)