Marito umilia la moglie per anni Il giudice: l’ha privata della dignità

22 Aprile 2021

CHIETI. «È emerso un quadro di relazioni domestiche improntato alla unilaterale sopraffazione morale e materiale da parte del marito, che si esprime nella continua denigrazione e umiliazione della...

CHIETI. «È emerso un quadro di relazioni domestiche improntato alla unilaterale sopraffazione morale e materiale da parte del marito, che si esprime nella continua denigrazione e umiliazione della moglie, deprivata del proprio ruolo familiare e perfino della propria dignità, nonostante si tratti di persona attiva e autosufficiente». Ecco perché il giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Lucia Anna Campo, ha deciso di sottoporre alla misura del divieto di avvicinamento un teatino di 58 anni: dovrà rimanere ad almeno 300 metri di distanza dalla coniuge. Ad occuparsi delle indagini sono stati i poliziotti della squadra mobile di Chieti, coordinati dal commissario Nicoletta Giuliante.
La donna, sposata con l’indagato da trent’anni, per lungo tempo ha sopportato «continue vessazioni e umiliazioni da parte del marito, tanto che, alla fine dello scorso anno, si è determinata a chiedere la separazione». Questa circostanza, come ricostruiscono gli investigatori, «ha scatenato nell’uomo una violenta reazione: dapprima, stando a quanto denunciato, ha imposto alla moglie e alla figlia di andare via di casa e, successivamente, utilizzando la propria macchina come ariete, ha volontariamente danneggiato, colpendola più volte fino a distruggerla, l’auto della moglie». La figlia di 26 anni ha ripreso tutta la scena con il telefonino. Solo l’intervento di una volante della polizia, che è riuscita a bloccare l’uomo, ha evitato «ulteriori e più gravi conseguenze». A quel punto la moglie e la figlia hanno immediatamente abbandonato la casa «temendo per la propria incolumità».
La donna, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, ha deciso di denunciare tutto agli investigatori della seconda sezione della squadra mobile, specializzata per le violenze di genere. «Negli ultimi due-tre anni», riepiloga il giudice, «l’indagato è giunto a impedire alla moglie perfino di parlare, dicendole costantemente: “Stai zitta, sono bevuto e non sono padrone di me, posso fare qualsiasi cosa”». In una circostanza, il marito l’ha aggredita «sferrando un calcio alla gamba per il fatto che era tornata tardi dal lavoro e dunque non gli aveva fatto trovare la cena pronta». In un’altra occasione, invece, il 58enne l’ha rincorsa con un attrezzo da giardinaggio «ingiuriandola e minacciandola, spaventandola al punto che non era voluta rientrare a casa».
Negli ultimi mesi, il 58enne ha più volte minacciato la moglie, anche di morte, raggiungendo i luoghi dove lei lavorava. «Adesso faccio un tragedia, tu a stasera ci vuoi arrivare?», la terrorizzava. Nell’episodio più recente finito all’attenzione della polizia, l’indagato ha detto alla moglie «che le avrebbe tolto anche la cosa più cara che ha, intendendo la figlia, perché ormai non aveva più niente da perdere».
Il giudice ha ordinato la misura nei confronti del 58enne perché appare chiaro come «non abbia accettato la scelta della separazione coniugale e dell’allontanamento di moglie e figlia dalla casa coniugale e continua a comportarsi come se avesse il diritto di determinare le loro decisioni. Tale atteggiamento esprime il pericolo di nuove condotte aggressive, minacce e danneggiamenti». (g.let.)
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