Marsilio: «La ferrovia è cruciale» I cittadini: porterà solo problemi

Il presidente della Regione per la prima volta in visita nei territori attraversati dal progetto di Rfi Ma i comitati dei residenti alzano la voce: «È un’opera senza utilità che devasterà le nostre case»
CHIETI. Il presidente della Regione Marco Marsilio per la prima volta decide di rendersi conto di persona di cosa comporta il progetto del raddoppio ferroviario per velocizzare la Pescara-Roma. Lo fa salendo su un treno a Pescara, scendendo a Scafa e poi ripercorrendo il tragitto a ritroso in macchina per fermarsi a incontrare i cittadini. Si ferma ad Alanno, a Manoppello, a Brecciarola, a Chieti Scalo e a San Giovanni Teatino. E dappertutto trova la contestazione. Arrivano i comitati sorti contro l’opera: il Comferr, il comitato di Alanno, il Mulino, FerroVia e il comitato No ferrovia sì strada verde. Ci sono anche i rappresentanti dei Comuni, il sindaco Giorgio De Luca per Manoppello, Giorgio Di Clemente per San Giovanni Teatino, il sindaco di Chieti, fuori città per impegni di famiglia, ha mandato il vice Paolo De Cesare, l’assessore Stefano Rispoli e il consigliere Vincenzo Ginefra. Ci sono anche i due consiglieri comunali FdI Carla Di Biase e Roberto Miscia, mentre dalla Regione sono arrivati l’assessore Daniele D’Amario, il sottosegretario Umberto D’Annuntiis, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri e i consiglieri Mauro Febbo e Guerino Testa.
MARSILIO: OPERA STRATEGICA
Marsilio, dopo ore sotto il sole cocente, continua a ribadire che «sulla strategicità per l’intero Abruzzo di questo intervento infrastrutturale non ci sono dubbi. Sono salito sul treno a Pescara alle 8,25, sono arrivato a Scafa dopo quasi un’ora e poi il treno ha raggiunto Sulmona dopo un’ora e mezza di viaggio. Lo stesso tempo che si impiega con l’auto dal casello autostradale di Brecciarola alla barriera di Lunghezza. Invece questa dovrebbe essere, in realtà, una metropolitana di superficie capace di andare avanti e indietro ogni 20-30 minuti per collegare Pescara Centrale, Pescara Portanuova, Pescara San Marco, San Giovanni Teatino a Chieti Scalo, Alanno e Scafa». Il consigliere regionale Febbo esorta, però, a «valutare tutte le soluzioni alternative. La speranza è che ci sia da parte di Rfi la disponibilità a recepire le istanze che arrivano dal territorio. Noi faremo di tutto perché sia così. E il fatto che Marsilio sia oggi qui lo dimostra».
CASE DA ABBATTERE
Ma è comunque difficile spiegare a chi ha vissuto una vita in un posto che ora la sua casa, costruita con tanti sacrifici, va abbattuta. «Cinquant’anni ci ho messo per fare questa casa», dice Giustino Angrilli, 84 anni, proprietario della palazzina di tre piani in via Sangro a Brecciarola, «anche se ora mi danno un indennizzo, come faccio a ricostruirne un’altra? Come dico a mia cognata di 92 anni che ce ne dobbiamo andare?». E non c’è solo il problema di chi vedrà la propria casa abbattuta, ma anche quello dei frontisti, che subiranno molti disagi e non riceveranno neanche gli indennizzi. Su questo fronte interviene Di Biase, sollevando il problema e chiedendo «risarcimenti a fronte della perdita di valore delle case».
I COMITATI
Secondo l’ex assessore comunale Gianni Di Labio, che si carica in macchina Marsilio e lo accompagna per tutta Brecciarola a vedere le case da abbattere, «l’opera non sarà mai completata. Manca la progettualità del lotto che attraversa la montagna. La morfologia del territorio è tale che non potranno mai rispettare i dettami tecnici imposti per legge». In piazzale Marconi Marsilio è, infine, costretto a fronteggiare l’invettiva della presidente del comitato scalino Sablone, che sciorina norme e dettagli tecnici: «Questa è un'opera che non porta utilità al territorio», dice, «se non a tre o quattro imprenditori. E di contro verrà devastata una intera area metropolitana. Il progetto non può essere realizzato per motivi tecnici: nel Def 2020 c’è scritto, ad esempio, che dovevano essere verificati gli adeguamenti trasversali appenninici. Cosa che non è mai stata fatta».

