Martelli: vivo grazie a neurologia

Il vicesegretario Cisl-pensionati: reparto fondamentale al Renzetti, non va chiuso
LANCIANO . «Se sono vivo e riesco a parlare e a muovere lo devo alla professionalità, bravura e cure del personale del pronto soccorso e soprattutto della neurologia dell’ospedale Renzetti». È il vicesegretario pensionati Cisl-Fnp, Gabriele Martelli, a fare un plauso e a sottolineare la bravura del personale della neurologia e in particolare della stroke unit che gli ha salvato la vita e che, nonostante i problemi e il rischio di ridimensionamento del reparto, non si risparmia. «Ho avuto un problema serio», racconta Martelli, dimesso da pochi giorni, «e prima i medici del pronto soccorso e poi i neurologi sono stati preziosi. E sottolineo i neurologi perché stando nel reparto ho visto l’abnegazione e anche le difficoltà che hanno nel lavorare, il rischio ridimensionamento dei servizi che potrebbero subire e che invece sono importantissimi».
La neurologia di Lanciano ha la stroke-unit per la cura dell’ictus e diversi servizi ambulatoriali, dove vengono seguiti i pazienti affetti da sclerosi multipla, Alzheimer, Parkinson, epilessia, malattie neuro-muscolari ed emicrania. «Se fossi dovuto arrivare a Chieti per un problema come il mio in cui il tempo è prezioso non credo che ce l’avrei fatta e senza dubbio avrei riportato conseguenze più gravi», precisa Martelli, «per questo credo che la neurologia sia fondamentale per Lanciano e il suo comprensorio».
Il problema della neurologia è nella grave carenza di personale, ma, come spiegato dal direttore facente funzioni Maurizio Maddestra in una nota nei giorni scorsi, i neurologi «con senso di responsabilità e rispetto andranno avanti nella copertura dei turni notturni per mantenere aperto il reparto e assicurare i ricoveri per le urgenze, in accordo con il direttore sanitario Asl Angelo Muraglia, che ha accelerato le procedure per l’assunzione di nuovi neurologi».
Tempo prezioso anche per la corsa in ospedale con il 118. «Ma i soccorsi chiamati dai miei familiari sono arrivati dopo 40 minuti», riprende Martelli, «perché l’ambulanza è dovuta arrivare da Casoli, la “nostra” era impegnata. C’è però un secondo mezzo solo con autista-infermiere, che lavora 12 ore al giorno e che potrebbe invece estendere il servizio a 24 ore per fare più soccorsi: perché non viene attivato?». (t.d.r.)
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