«Matrimoni a fin di bene, per noi non era un reato»

25 Febbraio 2016

Si difendono così gli arrestati per la truffa delle unioni con ragazze dominicane Per Gianserra e Trofino chiesti i domiciliari, il gip si è riservato di decidere

VASTO. Disorientato e stupito. Gianfranco Gianserra, 74 anni, finito in carcere una settimana fa con l’accusa di truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver organizzato finti matrimoni tra italiani e dominicane, giura che non pensava di commettere reato. Lo ha dichiarato al gip del tribunale di Vasto che lo ha interrogato alla presenza del suo legale, l’avvocato Antonello Cerella. Gianserra, e come lui Renato Luigi Trofino (assistito da Giovanni Cerella), finito anch’egli in manette, ha risposto a tutte le domande del giudice ricostruendo la vicenda. È stato un racconto lungo e dettagliato partito dal 2014, anno d’inizio delle indagini. Gianserra e Trofino, secondo la loro versione, avrebbero favorito matrimoni fra giovani dominicane e uomini del Vastese a fin di bene, pensando che le unioni sarebbero state durature e non fittizie. Un modo per rendere felici uomini soli e belle ragazze straniere, non certo unioni truffa. Alla luce delle loro dichiarazioni i difensori hanno chiesto al magistrato la concessione dei domiciliari. Il gip si è riservato di decidere nei prossimi giorni.

Nel frattempo sono state interrogate anche Payano Ramona Munoz, Munoz Soragel Ortega e Daniela Di Stefano, ai domiciliari con l’accusa di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e permanenza illegale di stranieri in Italia. Gli arresti sono arrivati al termine di un’articolata attività di indagine, coordinata dai carabinieri della compagnia di Vasto e diretta dal procuratore capo Giampiero Di Florio, e tesa a contrastare l’organizzazione di matrimoni combinati allo scopo di far acquisire regolari permessi di soggiorno a donne dominicane. I matrimoni avvenivano nel paese d’origine delle donne che, una volta sposate, potevano entrare in Italia con il coniuge ottenendo prima la residenza e poi il permesso di soggiorno. Ai mariti in prestito per raggiungere la Repubblica di Santo Domingo venivano date somme variabili tra 5mila e 10mila euro. L’operazione, denominata “Fake Marriage”, ha portato anche a 22 denunce. Le indagini, che si sono concentrate soprattutto in alcuni centri dell’Alto Vastese, in particolare Roccaspinalveti e San Buono, promette altri colpi di scena. I carabinieri stanno cercando di scoprire se altre persone facessero parte dell’organizzazione.

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