Mattatoio, attrezzi spariti Nei guai i due ex gestori

3 Novembre 2017

La procura chiede il rinvio a giudizio per i rappresentanti dei Macellatori Teatini Mancherebbero motori frigorifero, evaporatori, sollevatori, seghe e scuoiatrici  

CHIETI. Dopo la chiusura del mattatoio, con il mancato rinnovo della convenzione con la cooperativa che lo gestiva, per i due rappresentanti della coop arriva anche una richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa è di essersi appropriati di attrezzature del Comune. In particolare sarebbero spariti 5 motori frigorifero, 3 evaporatori, 1 sollevatore, 1 sega grossa per sezionamento carcasse, 1 scuoiatrice, 1 sega per apertura petto bovini e infine telecamere installate per il controllo dell’area esterna. Tutta l’attrezzatura sarebbe stata, per la procura, «oggetto di agffidamento in gestione». Secondo il sostituto procuratore Marika Ponziani, che ha condotto l’indagine, si tratta di peculato, ovvero di un’appropriazione indebita commessa da un pubblico ufficiale che ne abbia il possesso in ragione del suo ufficio. In questo caso i responsabili della cooperativa, essendo gestori di un servizio affidato loro da un ente pubblico, sono stati considerati alla stregua di un pubblico ufficiale. Indagati per peculato sono Giuliano D’Alessio, 71 anni, legale rappresentante della cooperativa Macellatori Teatini, e il figlio Mario D’Alessio, 42 anni, per la procura «rappresentante di fatto della società», entrambi difesi dall’avvocato Marco Femminella. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 28 marzo. Intanto del servizio di macellazione delle carni non c’è più traccia. Rimandati a casa i 35 lavoratori, la città ha perso un’attività economica importante, che serviva parte della provincia teatina e parte di quella pescarese.
La società cooperativa Macellatori Teatini nel 1996 ha vinto la gara d'appalto per la gestione della struttura di via Pomilio. Nel 2015 il contratto era scaduto e si è andati avanti per proroghe, sino a quando il Comune ha stoppato tutto. Non ha indetto però una nuova gara d’appalto.
I rapporti tra la cooperativa e il Comune si erano rovinati da tempo. Il sindaco Umberto Di Primio aveva anche firmato una ordinanza di sospensione delle attività, finita all’attenzione del tribunale amministrativo, a causa di problemi di inquinamento. Per il risolvere il problema dei cattivi odori allo Scalo, Di Primio inviò, infatti, la polizia municipale a controllare la struttura. Una successiva ispezione degli agenti di polizia locale, invece, portò alla scoperta delle attrezzature mancanti. Sebbene per Femminella è tutto da vedere «se quelle attrezzature effettivamente c’erano e, se così era, a chi doveva intestarsi la proprietà». Se ne riparlerà a marzo prossimo quando il giudice per l’udienza preliminare deciderà se rinviare o meno a giudizio i due rappresentanti della cooperativa.
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