Mattatoio, sindaco smentito

Non doveva essere chiuso. Ecco il documento. D’Alessio ricorre al Tar
CHIETI. La cooperativa Macellatori Teatini di Giuliano D’Alessio ricorre al Tar contro la chiusura del Mattatoio di via Pomilio, ordinata dal Comune il 19 settembre scorso. E poco importa che lo stesso sindaco Umberto Di Primio due giorni prima di Natale abbia revocato l’ordinanza di sospensione della macellazione, perché nel frattempo il danno, dice il gestore, era stato fatto. D’Alessio, assistito dall’avvocato Marco Femminella, dà la sua versione: «Gli operai sono stati licenziati e il mercato si è perso. Il mattatoio resta una scatola vuota, un danno per la città, per l’azienda, per 35 famiglie e un appalto che ad oggi non è stato pubblicato e che certo non potrà essere superato con un affidamento, anche questa volta, alla Teate Servizi». L’ordinanza in questione è la numero 74 del 19 settembre scorso. Il sindaco decide di sospendere la macellazione sulla base delle risultanze dei sopralluoghi dei vigili urbani e di una relazione della Asl del 30 agosto, a firma del Servizio epidemiologia igiene e sanità pubblica del Dipartimento prevenzione, che parla di “indizi di grave inquinamento ambientale”. Al momento in cui scrive l’ordinanza, però, esiste anche un’altra e più aggiornata relazione della Asl che Di Primio sembra ignorare. A firmarla è un altro Servizio del Dipartimento prevenzione, quello veterinario dell’igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione e trasporto degli alimenti di origine animale. La relazione è del 15 settembre, quattro giorni prima dell’ordinanza di sospensione, che conclude in questo modo: «Per quanto di nostra competenza, appare altamente improbabile la possibilità che acque reflue di lavorazione del Mattatoio comunale di Chieti arrivino nella condotta fognante insistente su via Pomilio e abbiano potuto provocare i disagi descritti nella nota del Comando di Polizia municipale». La coop Macellatori Teatini ha vinto nel 1996 la gara d’appalto per la gestione del Mattatoio. Il contratto è scaduto nel 2015. Da allora si va avanti a proroghe. Secondo il gestore, gli «investimenti per avere una azienda moderna sono stati notevoli e ben al di là di quanto imposto dal bando. Nel 2010 la cooperativa ha presentato al Comune un ambizioso progetto di ulteriore ammodernamento dell’impianto che però ha trovato il totale disinteresse della amministrazione». E c’è di più: il Comune ha fatto sì «che non venisse rinnovata la convenzione per lo smaltimento delle acque reflue presso l’impianto di depurazione del consorzio industriale. Quindi il Mattatoio, in ragione della condotta tenuta dal Comune resta privo dello scarico dei reflui industriali tanto che è costretto a conferire i reflui a specifica ditta». Poi sono arrivati il problema dei cattivi odori e l’intervento dei vigili urbani, con il relativo interessamento della Asl. A seguito dei sopralluoghi di vigili e Asl, il sindaco ha emesso il provvedimento che ha tagliato le gambe alla coop di D’Alessio. L’udienza del Tar, in cui il gestore non solo contesta l’ordinanza poi revocata ma chiede anche il risarcimento danni, è prevista per domani.

