Maxi concorso, un nuovo blitz alla Sasi

3 Febbraio 2018

La polizia acquisisce altri documenti negli uffici. E il decreto ingiuntivo dell’Acea da sei milioni fa tremare i sindaci-soci

LANCIANO. La Procura indaga sul concorso per l’assunzione di 67 persone a tempo indeterminato, mentre l’Acea Energia di Roma invia un decreto ingiuntivo in cui impone alla Sasi il pagamento immediato di 6 milioni. Tempi duri per la Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato, alle prese con grane che possono avere ripercussioni sull’assetto societario ma soprattutto sui Comuni soci e quindi sui cittadini.
IL CONCORSO. Gli agenti del commissariato sono tornati anche ieri mattina nella sede della Sasi in contrada Follani. Hanno acquisito altri documenti sul concorso, in dirittura di arrivo, per assumere 67 persone a tempo indeterminato. Nei giorni scorsi il procuratore capo Mirvana Di Serio ha aperto un fascicolo contro ignoti per verificare la regolarità del bando, su esposto di una candidata esclusa nelle pre-selezioni. L’ipotesi di reato è di abuso d’ ufficio. La Procura ha affidato le indagini alla polizia del commissariato di Lanciano che è stata in Sasi già tre volte, l’ultima ieri, per portare via atti e documenti. Si indaga sui criteri di selezione, la pubblicazione del bando, la mancata trasparenza nella convocazione delle persone alle prove che si sono concluse giovedì. Assunzioni in arrivo quindi? Secondo alcuni sindaci, il Decreto Madia che vieta alle società partecipate, come Sasi, di fare assunzioni a tempo indeterminato fino al 30 giugno 2018 bloccherà tutto. Si tratta di capire se si cercherà di trasformare il concorso da tempo indeterminato a tempo determinato. Per ora, di certo c’è il contratto degli internali prorogato fino a metà febbraio, il concorso finito e la tranquillità del presidente Gianfranco Basterebbe sulla regolarità del bando.
IL CASO ACEA. Tranquillità che vacilla, almeno nei sindaci soci della Sasi, dopo l’arrivo del decreto ingiuntivo da parte della Acea. La società romana ha deciso di dare seguito alla sentenza con cui il Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma (Tsap)nel febbraio 2017 ha confermato la condanna della Sasi in primo grado, a pagarle i danni per l’illegittimo prelievo di acqua dal fiume Verde, di 6 milioni. Soldi che tra spese legali e interessi lievitano fino a 7.500.000 euro. Una richiesta che potrebbe avere ripercussioni anche sulle tasche dei cittadini. La Sasi, infatti, ha accantonato circa 4 milioni per questo contenzioso ma mancano all’appello altri 3,5 milioni. «Come per il concorso, che chiedevamo di fermare per evitare che potesse avere ripercussioni negative sul servizio, con ricorsi che ci facevano restare senza interinali e senza nuovi assunti», commenta Giuseppe Finamore, sindaco di Villa Santa Maria, «così il decreto ingiuntivo ci fa tremare guardando alla cifra richiesta. La Sasi non ha 7,5 milioni e si potrebbe rifare sui Comuni e quindi sui cittadini. Ma non devono essere sempre i cittadini a pagare. Speriamo che il presidente Basterebbe riesca a evitare il tracollo».
«Sono preoccupato per il decreto ingiuntivo», aggiunge il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, «frutto di un contenzioso che va avanti da decenni (la prima richiesta danni Acea è del 1985 alla Cassa per il Mezzogiorno, ndc)e di cui paghiamo le conseguenze. Ho fiducia nell’operato di Basterebbe che sta cercando un accordo con l’Acea per rateizzare la spesa. I soldi? Chiederò di non toccare la tariffa, si possono recuperare tagliando gli investimenti».
«Sono molto preoccupato per questo precetto», chiude il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, «“perché se è vero che ci sono 4 milioni accantonati, ne mancano altri 3,5 all’appello che dovrebbero mettere i Comuni, quindi i cittadini. Comuni che si troverebbero in gravi difficoltà economiche e con buchi di bilancio. Bisogna affrontare in assemblea questa situazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA