Maxi condanna per la coppia di usurai

5 Giugno 2019

Pena di 10 anni al marito e 9 alla moglie: hanno terrorizzato commercianti, disoccupati e pensionati. Ora restano in carcere

CHIETI. Lui è stato condannato a 10 anni di carcere, lei a 9. Pene pesanti per Ercole Spinelli e la moglie Colorinda Bevilacqua, i coniugi che terrorizzavano con estorsione e usura commercianti, artigiani, pensionati e disoccupati teatini. Facevano credere alle vittime che i soldi dei prestiti arrivavano da famiglie malavitose di Pescara e Ancona. La sentenza del giudice Luca De Ninis è arrivata dopo il processo che si è celebrato con il rito abbreviato: il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto 10 anni per entrambi gli imputati. Il 30 gennaio scorso, quando l’uomo di 59 anni e la moglie di 56 sono stati arrestati, le vittime erano due. Ma gli accertamenti della polizia, con il sostituto commissario Marco Melena e l’ispettore Walter Iannini, hanno portato alla luce altri 5 casi. Alle disavventure di un meccanico e di un fruttivendolo, si è aggiunta da subito quella di un altro ex negoziante. Tutto è cominciato, ricostruisce il pm Lucia Anna Campo, da un prestito di 3.500 euro concesso da Spinelli e Bevilacqua nel settembre del 2017. A distanza di 30 giorni, i coniugi avrebbero chiesto la riconsegna «della somma di 800 euro a titolo di interessi», facendosi dare in garanzia «un assegno bancario compilato per l’importo di 4.300 euro». Alla scadenza del termine pattuito, la vittima «non disponeva dell’intera cifra». Così c’è stata la richiesta di altri 800 euro per ogni mese, «somma imputata sempre a titolo di interesse». In totale l’ex commerciante ha pagato in totale 7.800 euro. In questo caso è scattata anche l’accusa di tentata estorsione perché i due imputati hanno provato a farsi consegnare dal malcapitato «ulteriori somme di denaro rispetto a quelle già corrisposte» minacciandolo pesantemente. Più nel dettaglio, gli dicevano che «il denaro apparteneva a famiglie malavitose di Ancona in carcere per omicidio e che si trattava di persone che non avevano paura di nulla, neanche della polizia e dei carabinieri, in quanto criminali armati». Più o meno con lo stesso metodo sarebbe stato intimidito anche un libero professionista. «Ci segniamo il tuo numero di telefono e l’indirizzo di casa perché dobbiamo comunicarlo a quelli di Pescara», ripetevano gli usurai. Nel mirino della sola Bevilacqua è finita anche una pensionata di 72 anni che non riusciva ad arrivare a fine mese. In questa circostanza i prestiti con interessi ritenuti usurai sono stati tre: in un caso, a fronte di 200 euro, l’imputata prendeva la riconsegna di 250 euro a distanza di soli due giorni. Tra le vittime c’è anche la figlia della pensionata, che gestisce un negozio in centro storico. I poliziotti hanno intercettato «imploranti richieste delle vittime di far stoppare il debito». I due imputati, difesi dall’avvocato Antonio Valentini, sono ancora in carcere. Una delle vittime, assistita dall’avvocato Gianluca Carlone, si è costituita parte civile. (g.let.)