Maxi condotta sotterranea un segreto durato 90 anni

Con i lavori del nuovo cimitero spunta una struttura “fantasma” di 16 chilometri Costruita in epoca fascista non fu segnata sulle mappe per evitare le bombe nemiche
CHIETI. Il pozzo che svela un segreto militare ha un diametro di oltre un metro con un’inferriata di ferro coperta dai rovi. È profondo circa 5 metri e, con una scala arrugginita, permette di calarsi in una condotta “fantasma” lunga 16 chilometri e invasa dall’acqua con una portata di 60 metri cubi al secondo. Un tubo che prende acqua dal fiume Pescara a Manoppello e la porta fino a Chieti, in contrada San Martino. Ma di quella condotta non c’è traccia su mappe, cartografie ed elaborati grafici: è come se non ci fosse perché, quando fu costruita quasi un secolo fa per portare corrente elettrica a Chieti e Pescara, nessuno avrebbe dovuto sapere dell’esistenza di quell’opera considerata strategica per le due città. Da quasi 90 anni, quel pozzo sta lì, tra gli ulivi al centro di un terreno di Santa Filomena: a breve, proprio in quel posto saranno costruite, in tre lotti di lavori, le 16mila tombe del Parco della memoria.
OPERA FASCISTA. Il nuovo cimitero da 20 milioni – la città ne ha un bisogno quasi obbligato perché sono in esaurimento i loculi nel camposanto di Sant’Anna – porta alla scoperta di un impianto idroelettrico realizzato dalla Società meridionale di elettricità (Sme) con un progetto esecutivo datato 29 maggio del 1928. Era l’epoca fascista, l’Italia si avvicinava a grandi falcate verso la Seconda guerra mondiale e la Sme avviò la costruzione del “IV Salto Pescara” per dare luce a Chieti e alla nascente Pescara, diventata Comune soltanto l’anno prima grazie all’unificazione con Castellammare Adriatico. Ma su quell’opera fu imposto il segreto militare per evitare che fosse distrutta dai bombardamenti nemici: «La condotta fu realizzata in piena epoca bellica della Seconda guerra mondiale», recita un documento della società Parco della memoria inviato al Comune, «pertanto rimase assolutamente segreta e, quindi, non riportata in alcuna cartografia o elaborato grafico in genere». Con quel silenzio, il regime fascista voleva tutelare l’impianto idroelettrico: la condotta dalla sezione di circa 6 metri parte da Manoppello e alimenta la centrale idroelettrica Triano a San Martino. Quell’opera era strategica per Mussolini perché garantiva l’energia elettrica a Chieti e a Pescara. E anche se dalla fine della guerra sono passati 74 anni quell’impianto è rimasto un mistero: nessuno l’ha mai riportato sulle carte ufficiali. Forse una dimenticanza. Di certo, non esiste una mappa che riporti quella linea dritta che corre da Manoppello a San Martino.
RILIEVO GEOLOGICO. La condotta è venuta alla luce a causa di quel pozzo di cui nessuno sapeva dare una spiegazione. Sono serviti i rilievi di un geologo, Fabio Colantonio, che attraverso una rifrazione sismica ha cancellato il segreto di Stato che durava da quasi un secolo: sottoterra, a circa 5-6 metri di profondità, c’è un maxi canale in cui scorre un fiume d’acqua. NUOVO FACCIA A FACCIA. E questo, per il nuovo cimitero, significa un altro rallentamento: di come evitare interferenze con la condotta se ne parlerà il prossimo 17 aprile in una conferenza dei servizi convocata nella sede comunale di viale Amendola. «È la quinta conferenza», dice Gerardo Alfano, amministratore della Parco della memoria. Poi, i lavori del primo lotto, con tremila tombe e 4 attività commerciali tra bar e fioristi, dovrebbero sbloccarsi. «Noi siamo già pronti: si potrebbe partire a giugno e i lavori dureranno circa un anno», dice Alfano.
ENEL. Ma adesso di chi è quest’opera? «La condotta, lungo il suo percorso, risulta essere provvista di pozzi di aerazione e finestre di accesso interrate (queste ultime accessibili solo agli addetti ai lavori e con adozione di specifiche manovre di interruzione del flusso idrico)», dice la relazione in possesso del Comune, «il livello dell’acqua all’interno della condotta è di circa 5 metri di altezza. I dati sono stati desunti dalla lettura degli elaborati progettuali originali, conservati dalla società Enel Green Power».
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