Maxi sequestro di droga, arrivano le prime condanne

Le indagini a Fossacesia e Giulianova: 2 tonnellate di marijuana in un capannone A tre imputati inflitti complessivamente 4 anni e 8 mesi e 21 mila euro di multa
FOSSACESIA. A sette anni dall’inchiesta D-Day che portò i carabinieri di Fossacesia e Giulianova a sequestrare uno dei più ingenti quantitativi di marijuana in Abruzzo - 2 tonnellate di droga che giungevano dall’Albania su potenti gommoni - è arrivata la condanna con rito abbreviato del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lanciano, Giovanni Nappi per tre dei componenti della banda accusata di spaccio di droga con l'aggravante dell’ingente quantitativo: Luigi De Roma, 50 anni, barese, difeso dall’avvocato Roberto Balacco, condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione e a 10mila euro di multa; i brindisini Alessandro Zizzi, 31 anni, rappresentato da Martino Cino, a 4 mesi e mille euro di multa dati in continuazione con un'altra condanna a 4 anni, e Leonardo Galasso, 42 anni, difeso da Bruno Vigilanti, a 2 anni e 2 mesi di reclusione e 10mila euro di multa. Oltre ai tre, la cui posizione è stata definita dal giudice, Nappi ha già mandato a processo, di fronte al collegio, altri due presunti membri della banda: Antonio Paolini, 59 anni, di Fossacesia, e il brindisino Mario Barletta, 42, difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Di Domenico e Michele Fino. Per loro il processo è in corso ed è stata disposta una perizia sulle intercettazioni telefoniche.
La condanna di ieri arriva dopo una serie di rinvii e chiude una parte della maxi operazione di droga dell’aprile 2017 con il sequestro di quasi due tonnellate di marijuana, che sul mercato valevano circa 10 milioni di euro, in un capannone a Fossacesia. A far partire l’inchiesta, i carabinieri del Nucleo operativo di Giulianova che stavano seguendo un allora 49enne originario della provincia di Brindisi, C.G. (per il quale si è proceduto separatamente) che seppur disoccupato, aveva una vita di lussi: auto di grossa cilindrata, alloggi in hotel 5 stelle a Roseto, viaggi e soprattutto spostamenti a Fossacesia. Dai pedinamenti è scattato il blitz la notte dell’8 aprile 2017 quando l’uomo entrò nel capannone di Fossacesia dove c’era un furgone carico di droga. Dallo sviluppo delle indagini arrivarono gli altri provvedimenti, tra cui i 3 arrivati ieri dinanzi al gup e i due che sono al collegio. Anche se con ruoli diversi a tutti è stato contestato lo spaccio di droga con l’aggravante dell’ingente quantitativo. Per l’accusa - in aula il pm Miriana Greco - Paolini avrebbe fornito come base logistica l'abitazione di via Pedemontana a Fossacesia, si sarebbe occupato della custodia del gommone al proprio rimessaggio sul lungomare di Fossacesia e avrebbe procurato l’affitto del capannone di Colle Castagna dove si stoccava provvisoriamente lo stupefacente. Si sarebbe procurato i lucchetti per la chiusura della porta d'ingresso, il carrello elevatore per il carico e scarico del magazzino e per tirare in secco il gommone (posizione ancora da vagliare a processo). Sempre per l’accusa Galasso, De Roma, Zizzi e Barletta invece sarebbero stati gli addetti alle operazioni di carico e scarico dello stupefacente appena arrivava e del trasferimento al magazzino di Fossacesia. E lo stupefacente in questione era diviso in 76 pacchi per un totale di 1.676 kg di marijuana purissima.

