Medaglia d’oro per la città accogliente

13 Luglio 2018

Consegnata l’onorificenza per l’ospitalità concessa a migliaia di fuggiaschi tra il ’43 e il ’44, il promotore Bucci: un orgoglio

CHIETI. «Chieti non è stata la città della camomilla: ha resistito da città aperta, ospitando migliaia di persone». Così ieri pomeriggio lo storico ex consigliere comunale Enrico Bucci ha voluto introdurre una giornata fondamentale per la città in un Teatro Marrucino gremito, alla presenza delle autorità militari, civili e religiose: è stato il momento della consegna della Medaglia d’oro al merito civile per le vicende accadute tra il 1943 e il 1944 quando, in un momento così tragico per l’intera comunità, Chieti fu dichiarata Città Aperta, al pari di Atene, Belgrado, Bruxelles, Manila, Parigi, Roma, Firenze. Protagonista e fautore del riconoscimento istituzionale, concesso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato ovviamente Bucci, mosso da un incessante amore per la sua città, dalla voglia estrema di poter riscattare Chieti «dalla decadenza materiale e morale di oggi». L’ex consigliere ha così ricostruito le figure e la storia di resistenza della comunità teatina: a conclusione di una lunga istruttoria avviata a seguito di una formale richiesta da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Umberto Di Primio, grazie al prezioso impegno dell’ex consigliere, il riconoscimento è arrivato. E al Marrucino, ieri, tutti si sono sentiti un po’ più orgogliosi di essere teatini mentre risuonava l’Inno d’Italia. A moderare il dibattito è stato il giornalista Luca Pompei: sul palco, quindi, l’arcivescovo Bruno Forte a ricordare la figura determinate di monsignor Venturi, tra il ’43 e il ’44: «È stato un pastore che si è fatto voce della sua gente» fino a poter dire «Chieti salvata, 120mila vite salvate». «Chieti ha rappresentato un esempio paradigmatico», ha ricordato la docente di Storia contemporanea della d’Annunzio Maria Teresa Giusti, curatrice della relazione storica inviata a corredo della documentazione alla presidenza della Repubblica. Poi il prorettore dell’università Stefano Trinchese che ha ricostruito le vicende di quei momenti cruciali per la città in tempo di guerra, sotto il fascismo: «Chieti ha provato una grande pietà», ha detto. Ad intervenire anche Marco Patricelli, storico e giornalista, mentre alla fine delle relazioni è stato il prefetto Antonio Corona a consegnare il riconoscimento al sindaco Di Primio: l’onorificenza è ora apposta sul Gonfalone della città. «Dopo questa giornata», ha detto il prefetto, «il mio nome sarà legato per sempre a Chieti: ne sono onorato». E infine, il primo cittadino: «I momenti storici rievocati possono diventare finalmente parte della nostra memoria collettiva. Chieti è stata inclusiva e generosa».
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