Mega deposito di gpl Dal ministero un anno di silenzi

Ortona. Il Mise ancora non decide sull’impianto nel porto Il Comune dopo il no chiede l’incontro conclusivo
ORTONA. Che ne sarà del deposito gpl? Ad Ortona continuano a chiederselo nonostante i silenzi che giungono da Roma, dove non filtra nulla dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) chiamato a esprimersi sul progetto proposto dalla Seastock. Dal Comune attendono notizie che tardano ad arrivare, nonostante i solleciti dell’amministrazione comunale. L’ultimo di questi è stato trasmesso lo scorso 26 ottobre: «Abbiamo inviato un nuovo sollecito al Mise per la convocazione della conferenza dei servizi conclusiva», spiega il sindaco Leo Castiglione, «ma al momento non è arrivata nessuna comunicazione». Regna il mistero sul destino di questo progetto in area portuale tanto discusso e che ad inizio del 2018 sembrava essere giunto a un punto di svolta, poiché era stata fissata per l’11 gennaio l’ultimo atto dell’iter con la conferenza dei servizi decisiva. Tuttavia due giorni prima di quella data, nel tardo pomeriggio del 9 gennaio, era arrivato un avviso dal ministero che comunicava il rinvio della riunione a data da destinarsi. Uno slittamento che, come aveva spiegato il primo cittadino, era stato motivato con un «per sopraggiunti inderogabili motivi», senza specificare altro. Da quel momento non si sono avute più notizie.
Quasi un anno di silenzi e di attese che l’amministrazione intende interrompere. Negli scorsi mesi dalla stessa amministrazione era filtrato un certo ottimismo per un parere negativo da parte del Mise alla concretizzazione del progetto di costruzione del maxi impianto di gas da 25mila metri cubi. «Sono più che sicuro che il deposito non verrà realizzato», dichiarava Castiglione qualche mese fa, elencando i motivi che lo fanno essere contrario all’ipotetico insediamento. L’argomento era tornato alla ribalta dopo l’esplosione di un’autocisterna che trasportava gpl, avvenuta sul raccordo di Casalecchio. «E se quanto è accaduto a Bologna fosse successo qui?», chiedeva il Comitato di Ortona. «Così com’è concepito, l’impianto al porto non prende in seria considerazione la vicinanza con le case e, soprattutto, la distanza che le autobotti cariche di gpl devono percorrere per raggiungere l’autostrada».
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