Megalò 3, gli esposti del Wwf a due procure

13 Gennaio 2015

L’associazione denunciò un anno fa ai pm di Chieti e Pescara il caso dei permessi rilasciati dal Comune

CHIETI. Era il 4 febbraio dell’anno scorso, quando il Wwf, dopo aver tuonato invano contro i rischi delle operazioni che si stavano portando avanti a un passo dal fiume Pescara nell’area di Megalò, decise di mettere tutto nero su bianco e di presentare un esposto sia alla Procura di Chieti che a quella di Pescara. Il documento porta la firma del presidente della delegazione teatina, Nicoletta Di Francesco, e dell’avvocato che da tempo tutela gli interessi dell’associazione, Francesco Paolo Febbo. Non sappiamo quanto la denuncia abbia contribuito alle inchieste di questi giorni, certo è che nel documento si vanno a toccare molti dei problemi saltati fuori nell’indagine. L’esposto chiede di valutare se nell’iter procedurale per realizzare il centro commerciale Megalò e in quello che stava portando verso la realizzazione dei cloni, (Megalò 2 della Sirecc e Megalò 3 della Akka) vi siano “irregolarità anche in relazione al rischio alluvione”. Poco tempo prima della redazione dell’esposto, a novembre 2013, così come era accaduto a marzo dello stesso anno, si erano verificati episodi alluvionali che avevano interessato il fiume Pescara e che avevano fatto riflettere sugli interventi che erano stati realizzati, o che stavano per esserlo, in quell’area. L’esposto riporta anche un’ordinanza sindacale del 2008 che vietava qualsiasi attività nella zona, persino la semplice movimentazione della terra, al fine di tutelare la salute pubblica, risultando il sito altamente inquinato. Alla luce di tale divieto, chiede il Wwf nell’esposto, come è possibile che le pubbliche amministrazioni siano riuscite a portare avanti le procedure autorizzative per la realizzazione di questo tipo di intervento? Per quanto riguarda il solo Megalò 3, inoltre, si cita un passo in cui il Genio civile di Pescara fa presente che il parere positivo utilizzato dal Suap chietino-ortonese per rilasciare il permesso a costruire alla Akka era relativo a un altro procedimento, ossia il Prusst (il programma nel quale è ricompreso il nuovo intervento della Akka). Stando così le cose, il Wwf chiede nel suo esposto di verificare se nel comportamento del Suap non vi siano ipotesi di reato. Nel documento trova anche spazio la segnalazione circa un “deposito di terra non autorizzato” che aumenta il rischio di alluvione a valle.(a.i.)