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20 Novembre 2016

Il Wwf replica alle dichiarazioni del progettista Merlino: non è accanimento In quella zona a rischio esondazione andava proibita ogni tipo di costruzione

CHIETI. Se per il progettista di Megalò 2, Domenico Merlino, c’è «accanimento a voler impedire la realizzazione dell’opera», per il Wwf è esattamente il contrario. L’accanimento, «incomprensibile», dice il Wwf, è quello di «voler costruire a ridosso del fiume», nonostante «il mancato passaggio alla Via del centro commerciale già realizzato, l’esondazione del fiume nel 2013 con le acque del Pescara che hanno raggiunto il margine dell’argine, la chiusura di Megalò per ordinanza del sindaco di Chieti e la dichiarazione del gestore secondo il quale «le pompe hanno funzionato», a dimostrazione del fatto che l’acqua è stata rigettata nel fiume».

Alla vigilia della scadenza del periodo concesso per presentare al Comitato di valutazione di impatto ambientale le osservazioni al progetto della Sile Costruzioni Srl di Barzana di Bergamo, la polemica viaggia anche a mezzo stampa. La presidente del Wwf Chieti Pescara, Nicoletta Di Francesco, replica alle ragioni di Merlino pubblicate dal Centro. «Il progettista afferma che non esistono pericoli», dice la Di Francesco, «ma questa asserzione è smentita in primo luogo dalle prescrizioni imposte, che prevedono persino un sistema di allarme, e indirettamente dal progetto stesso che unisce le ipotizzate nuove costruzioni alle “Opere di messa in sicurezza ai fini idraulici dell’area. La verità è che in quell’area non si sarebbe mai dovuto costruire nulla». Per il Wwf in quella zona, bisognerebbe invece delocalizzare il centro commerciale esistente.

«Non ci stancheremo mai di sottolineare che il centro commerciale oggi esistente», continua Di Francesco, «è stato realizzato senza alcuna valutazione di impatto ambientale sulla base di una norma di legge regionale rimasta in vigore soltanto per pochi mesi perché in contrasto con la normativa nazionale ed europea. L’area occupata da Megalò», aggiunge «rappresentava una vasca di esondazione naturale e oggi dovremmo pagare la realizzazione di cinque vasche di espansione artificiali con interventi che porteranno ad uno stravolgimento delle condizioni di naturalità del fiume contro le norme europee e contro il buon senso». (a.i.)