Megalò 2, arriva lo stop della Regione

D’Alfonso scrive in procura: l’area è pericolosa per il rischio esondazione. Sopralluogo nel cantiere: lavori in corso autorizzati
CHIETI. Il centro commerciale Megalò 2 non si può costruire «per la evidente pericolosità ambientale» legata al rischio esondazione del fiume. Lo dice il presidente della Regione Luciano D’Alfonso in una lettera ufficiale inviata ai vertici tecnici della Regione, ai Comuni di Chieti e Cepagatti e anche al procuratore di Chieti Francesco Testa. E nel giorno della presa di posizione di D’Alfonso – per «scongiurare azioni ritenute estremamente negative e foriere di possibili malaugurate conseguenze per l’ambiente e la vita sociale delle comunità limitrofe», così dice la lettera –, arriva anche il sopralluogo dei carabinieri forestali nel cantiere con le ruspe: un controllo, ordinato dal comandante Nevio Savini, dopo l’allarme delle associazioni Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna che avevano parlato di «operai al lavoro nell’area del Megalò 2», cioè il complesso da 7 edifici più un maxi parcheggio al confine tra Chieti e Cepagatti già bocciato due volte dal Comitato Via della Regione. Ma nel controllo di ieri, gli investigatori scoprono che i lavori in corso non riguardano il Megalò 2 (Mirò) ma la realizzazione di canali di raccolta dell’acqua piovana legati al Megalò e già autorizzati.
Sul caso Megalò 2, dopo le acquisizioni di documenti nei municipi di Chieti e Cepagatti, i carabinieri forestali hanno inviato un primo rapporto alla procura ma i lavori fermi potrebbero indirizzare l’inchiesta aperta verso una possibile archiviazione. L’indagine era partita da un esposto degli ambientalisti che, adesso, tornano a sottolineare: «Il parere emesso dal Comitato Via nel 2017 di improcedibilità dell’istanza di proroga alla realizzazione delle opere edili relative a Megalò 2, confermato con un successivo giudizio», dice l’avvocato del Wwf Francesco Febbo, «è pienamente valido ed efficace. Si tratta a tutti gli effetti di un divieto assoluto dal quale consegue che i pareri autorizzatori edilizi rilasciati dai Comuni sono da ritenersi privi di valore e, dunque, da revocare immediatamente. Presenteremo una formale diffida nei confronti dei Comuni di Chieti e di Cepagatti affinché revochino i precedenti titoli edilizi rilasciati alla società». E anche D’Alfonso, nella sua lettera inviata ai vertici tecnici della Regione e anche al sindaco Umberto Di Primio e al sindaco di Cepagatti Sirena Rapattoni, lancia un messaggio alle amministrazioni comunali: «L’allarme, ripreso con forza dagli amministratori degli enti locali titolari delle aree e quindi chiamati a rilasciare le eventuali determinazioni di competenza, ancora oggi non trova la produzione di quegli atti attesi e volti a salvaguardare un interesse pubblico prima ancora di un possibile diritto privato».

