Megalò 3, la ditta non si arrende Il Tar nomina un commissario

CHIETI . Un commissario ad acta per la stipula della convenzione urbanistica. È l’ultimo capitolo dell’intricata vicenda relativa a Megalò 3, vale a dire l’intervento edilizio che si vorrebbe...
CHIETI . Un commissario ad acta per la stipula della convenzione urbanistica. È l’ultimo capitolo dell’intricata vicenda relativa a Megalò 3, vale a dire l’intervento edilizio che si vorrebbe realizzare in zona Santa Filomena. «Un’area già interessata da una inchiesta giudiziaria e sulla quale è pendente un ordine di rimessa in pristino dei luoghi, a carico delle ditte interessate (Pinti Carmen e Akka), cui si chiede in sostanza di rimuovere la terra di riporto a suo tempo accumulata non lontano dal fiume Pescara», sottolinea il Wwf Chieti Pescara. La stessa Akka aveva inviato diffide al Comune di Chieti perché sottoscrivesse la convenzione urbanistica necessaria per dare avvio ai lavori. L’amministrazione ha reagito approvando, l’11 luglio scorso, una delibera di consiglio comunale nella quale si dava atto che non è possibile stipulare la prevista convenzione urbanistica. «Con quella decisione si chiudeva la porta a una ennesima colata di cemento in un’area nella quale dovrebbe essere proibita qualsiasi costruzione, come ci ricordano i drammatici eventi che si ripetono con crescente frequenza in Italia», puntualizzano dall’associazione ambientalista.
Ma la ditta Akka si è rivolta al Tar ottenendo la nomina di un commissario ad acta per la stipula della convenzione. Il commissario si è già insediato e ha preso atto dell’esistenza della delibera, «pubblicata soltanto in questi giorni ma certamente sufficiente a chiudere questa pratica» affermano dal Wwf Chieti Pescara. «Con i cambiamenti climatici», commenta la presidente Nicoletta Di Francesco, «scelte urbanistiche già sbagliate in passato, come costruire a ridosso del fiumi o in aree a rischio idrogeologico, sono diventate ancora più pericolose. Gli enti locali possono e devono fermare progetti inadeguati come ha ben fatto il Comune di Chieti». L’avvocato Francesco Paolo Febbo, componente del direttivo dell’associazione aggiunge: «Per quanto riguarda il progetto in esame c’è stata una violazione, con un deposito di terra che ha modificato l’orografia di un sito delicato in quanto accanto a un fiume. Preciso che l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha ritenuto che in ogni caso il Comune conserva il potere in ordine all’emanazione dei propri atti. Quindi l’attività del commissario può essere annullata con una semplice comunicazione al Tar, che l’amministrazione è tenuta a fare con la massima rapidità. Tutto ciò anche per evitare che costi sostanzialmente inutili e onerosi vadano a gravare sulla collettività». (a.s.)
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