«Meglio la morte che quell’inferno»

23 Agosto 2023

Un giovane siriano in viaggio verso l’Abruzzo racconta le ragioni della sua fuga

ORTONA. Volti, occhi, vita. Ogni sbarco di migranti porta con sé storie di donne e di uomini che è un dovere raccontare per far capire la disumanità da cui queste anime scappano. Questa volta, sulla nave Life Support di Emergency, è un ragazzo siriano di 27 anni M.S. a raccontare la sua esperienza.
«Avevo affrontato il viaggio già un’altra volta oltre a questa, ma i libici mi hanno riportato indietro», ha riferito. E ha continuato: «Le milizie libiche che organizzano i viaggi sono d’accordo con la guardia costiera libica, e la avvertono quando fanno partire una barca. In questo modo la guardia costiera sa dove e quando venire a prenderci e ci riporta in carcere per estorcerci altri soldi. Ho visto tante persone venire riportate indietro più volte e finire i soldi», continua il giovane siriano, «perché ogni volta dovevano pagare un riscatto per essere liberate. È molto pericoloso essere senza soldi in Libia, a volte l’unico motivo per cui le persone non vengono uccise è perché sono viste come una fonte di soldi. Molti siriani rischiano la loro vita perché non hanno sufficiente denaro quando decidono di partire: in Siria», dice ancora M.S., «in questo momento c’è una grave crisi economica e ci sono famiglie che vivono con 10 dollari al mese».
Infine la riflessione più straziante: «Il viaggio in mare non mi spaventava perché preferivo morire che vivere in Siria e guardare la mia famiglia soffrire». Adesso per questo giovane siriano inizia una nuova vita piena di speranza. Trovare un lavoro in Europa, e magari farsi raggiungere appena sarà possibile, è la motivazione che gli ha dato la forza per sopravvivere a quest’inferno di sofferenza a cui è stato sottoposto. (b.p.)
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