Melilla: «Pellegrini è irriconoscibile»

Il deputato di Sel visita in carcere il musicista arrestato per detenzione di cannabis utilizzata per alleviare i dolori
CHIETI. Il sorriso si dipinge sul volto affaticato e segnato di Fabrizio Pellegrini non appena vede la figura del deputato Gianni Melilla disegnarsi sull’uscio della sua cella. Il parlamentare di Sel, invece, sulle prime è perplesso: non riesce a riconoscerlo tra gli altri detenuti. Le immagini di stampa non corrispondevano con quella dell’uomo in carne e ossa che da 50 giorni è rinchiuso a Madonna del Freddo senza più cure per alleviare i forti dolori di cui soffre da anni. «Era irriconoscibile», ha detto Melilla, che ieri, alle 11,30, lo ha visitato in carcere e che sul suo caso ha presentato un’interrogazione parlamentare. Il deputato lo descrive come ancora più smagrito e soprattutto senza più la sua folta capigliatura riccia. Rasato a zero «perché qui non ho un asciugacapelli». Melilla lo riconosce proprio da quel sorriso grato con cui lo accoglie. Insieme a lui c’è anche la direttrice del carcere, Giuseppina Ruggiero, che Melilla ringrazia per le «doti di umanità dimostrate».
Pellegrini è in cella per coltivazione di cannabis che lui utilizza per curare la fibromialgia di cui soffre. Dall’11 giugno, dunque, non assume più alcuna cura. «Ha problemi anche di sensibilità sul braccio sinistro e sta cominciando a perderla sul braccio destro», ha riferito il deputato di Sel, «problema che lui spera di poter recuperare con una riabilitazione mirata quando uscirà dal penitenziario». Pianista e pittore, i problemi agli arti per lui sono ancora più gravi. «Stiamo rovinando una persona anche dal punto di vista professionale», sbotta Melilla. «Pellegrini non doveva stare in carcere perché doveva usufruire delle misure alternative», ha detto ancora il parlamentare, «purtroppo lui non poteva permettersi un avvocato di fiducia che seguisse il suo caso e così l’avvocato d’ufficio non ha richiesto le misure che gli spettavano». Adesso il quarantasettenne teatino è assistito dagli avvocati radicali Vincenzo Di Nanna e Giuseppe Rossodivita che hanno subito presentato ricorso per il differimento della pena. «Questo ragazzo», continua Melilla, «costa allo Stato 170 euro al giorno, perché tanto costa un detenuto, senza parlare degli aspetti umani che non sono quantizzabili, trattandosi anche di una persona malata. Avrebbe diritto a un trattamento sanitario non troppo oneroso. È un musicista precario e non ha grande disponibilità economica». Ma non c’è solo un dato di incompatibilità dello stato di Pellegrini col regime carcerario: Melilla chiede anche di considerare il fatto che Pellegrini «non ha alcuna pericolosità sociale. Non è uno spacciatore, è un musicista malato che assume marijuana per curarsi».
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